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Cordero di Montezemolo, la ricerca dell’armonia assoluta

L’azienda delle Langhe coltiva una cinquantina di ettari di vigneti condotti in regime integralmente biologico tra il nucleo storico di Monfalletto, Alba, Castiglione Falletto, Guarene e Cherasco cercando di non restare fermi a un tempo che non c’è più. Ho assaggiato il Barolo Monfalletto, l’etichetta che maggiormente rappresenta l’identità aziendale, e il bianco Arneis. Ecco come sono

Cordero di Montezemolo, la ricerca dell’armonia assoluta
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I Cordero di Montezemolo sono tra le più numerose famiglie nobiliari piemontesi. Originaria di Mondovì, si è distinta nei secoli nell’arte militare e diplomatica, sempre con devozione alla Casa di Savoia all’insegna del motto “Honneur et Fidélité”. Oggi, a diciannove generazioni di distanza, Elena ed Alberto Cordero di Montezemolo continuano a impegnarsi per la loro terra, guidando l’omonima azienda agricola che rilevarono per ragioni matrimoniali dai Conti Falletti, continuando il loro lavoro con passione e rigore.

Oggi l’azienda coltiva una cinquantina di ettari di vigneti pregiati nell’Albese, nel cuore delle Langhe. Accanto al nucleo storico del Monfalletto, all’Annunziata di La Morra, ci sono vigneti ad Alba, Castiglione Falletto, Guarene e Cherasco. Tra le caratteristiche della proprietà, quella di godere di vigneti ampi e unificati in una terra in cui prevale l’estrema parcellizzazione dei poderi. La cosa fa perdere qualcosa in termini di espressione e varietà, ma ha indubbi vantaggi logistici e gestionali e garantisce un’alta uniformità qualitativa su ogni appezzamento, soprattutto nel caso – come questo – di coltivazioni biologiche certificate al 100 per cento.

La filosofia produttiva è basata sul perseguimento di una condizione di armonia tra tutti gli elementi coinvolti nell’ecosistema, uomo, piante, animali, suolo, che prevede conoscenza estrema e rispetto e nella quale l’uomo interviene solo come soggetto moderatore del delicato equilibrio, con il minor impatto e sconvolgimento possibile. I Cordero di Montezemolo si ritengono “progressisti”, ovvero né “custodi di un tempo che non c’è più e nemmeno paladini di una consapevolezza parziale delle cose. La consapevolezza di ciò di cui si dispone cresce vendemmia dopo vendemmia e le variabili, in quanto tali, mutano col tempo. È nostro dovere tenerne conto e ragionare non su come mantenere le cose immutate, ma su come interpretare e gestire le variabili che si presentano sul nostro cammino al netto della nostra esperienza”.

Le etichette di Cordero di Montezemolo sono una decina: ho avuto di recente la possibilità di assaggiare il Barolo più rappresentativo, il Monfalletto, l’etichetta che più di ogni altra custodisce la storia aziendale. Si tratta di un Barolo ottenuto dall’unione di tutti gli appezzamenti coltivati a La Morra, ovviamente a parte quelli destinati agli altri “cru”, per un totale di 14 ettari. La raccolta di ogni parte della collina viene fatta separatamente al fine di scegliere il momento migliore per ognuna di esse. La vinificazione e l’affinamento in legno per 19-22 mesi seguono percorsi individuali e viene fatto l’assemblaggio finale di tutti i lotti solo al momento dell’imbottigliamento. Segue poi un anno di riposo in vetro. Ha colore rosso granato brillante, al naso note di ciliegia e amarena, spezie dolci e lievemente tostate e il sorso è morbido, elegante, austero, persistente. Si sposa a carni rosse, brasati, formaggi stagionati e, quando è stagione, a piatti con il tartufo.

Gli altri Barolo sono il Gattera (MGA ufficiale), da vigne vecchie, l’Enrico VI, dall’omonimo eccezionale vigneto e il Riserva Gorette, prodotto solo in alcune annate da un piccolo vigneto ai piedi di un cedro del Libano e lasciato riposare a lungo per farne quasi una “macchina del tempo”. Gli altri rossi sono il Dolcetto d’Alba, il Barbera d’Alba, il Langhe Nebbiolo e il Barbera d’Alba Superiore Funtanì. Più pop il Fuoricasa, un Pelaverga di Verduno (ma prodotto appena fuori da questo comune), scorrevole e amichevole.

Tra i bianchi ho invece assaggiato il Langhe Arneis, il bianco più tipico e tradizionale dell’Albese, prodotto con uve provenienti da varie località tra La Morra, Alba, Guarene e Castagnito.

Un bianco vinificato in acciaio inox, che fermenta a bassa temperatura per molte settimane e riposa sulle fecce fini fino a tardo inverno, momento in cui viene imbottigliato. Giallo paglierino, naso di camomilla essiccata e mela verde, bocca sapida e fresca. Cordero di Montezemolo produce anche l’Alta Langa Autessa, un tradizionale Barolo Chinato e una Grappa di Barolo.

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