Un plebiscito su tutti gli altri voti, ma come al solito in Unicredit il pomo della discordia è sulla politica di remunerazione. L'assemblea degli azionisti di ieri (affluenza al 65,2%) ha approvato bilancio 2025, buyback e dividendo (a 1,72 euro per azione) con percentuali bulgare tra il 98 e il 99% mentre il consenso dei votanti in assemblea è precipitato sui compensi corrisposti ad appena il 64,5%. Il faro è ovviamente sul maxi compenso del ceo, Andrea Orcel (in foto), che per i risultati ottenuti nel 2025 ha incassato complessivamente 16,4 milioni di euro. Praticamente il doppio rispetto al suo omologo in Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che si è fermato a 8,3 milioni tutto compreso. Il numero uno di Piazza Gae Aulenti per il 2026 arriverà a prendere lo stesso stipendio, ammesso che centri tutti gli obiettivi. Già l'esclusione di un nuovo aumento dello stipendio del ceo è stato apprezzato dai fondi, tant'è che la politica di remunerazione per il nuovo esercizio ha ricevuto un'approvazione al 96,3% dopo che il gruppo ha corretto lunghezza e sistemi di calcolo della componente variabile dei compensi in accoglimento ad alcune obiezioni presentate negli anni precedenti dai proxy advisor, che guidano il voto dei grandi fondi in assemblea. Un'assemblea, quella di ieri, che ha visto tra i soci superiori al 3% i fondi americani Blackrock (7,62%) e Capital Research (5,333%).
Intanto l'assemblea, che si è svolta tramite il rappresentante delegato, è stata accompagnata da un discorso del presidente Pier Carlo Padoan che si è soffermato sull'operazione lanciata sulla banca tedesca Commerzbank. «L'offerta volontaria di scambio su Commerzbank esprime un'ambizione più ampia.
Siamo fermamente convinti che l'Europa abbia bisogno di istituzioni più forti e meglio capitalizzate, e Unicredit è pronta a contribuire in modo determinante alla loro creazione». L'obiettivo, come aveva già accennato Orcel, è di «mantenere un dialogo costruttivo con tutti gli stakeholder, con la finalità di favorire un contesto istituzionale più propizio ai processi di integrazione europea».