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Cene eleganti

"La signorilità non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa"

Cene eleganti
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Le poche volte che siamo stati ospiti a casa di Silvio Berlusconi, era il 2011, mentre preparavamo una sciagurata trasmissione tv di Vittorio Sgarbi (del quale eravamo senza motivi - uno degli autori) ci sembra di aver capito che la cosa che piaceva di più al Cavaliere di una cena (non vogliamo sapere del dopo cena) erano le barzellette. Le sue. E comunque mangiava molto bene, con una predilezione per la cucina italiana tradizionale, semplice e di qualità.

«Bene, e a noi cosa ce ne frega?».

Mah, niente. Però ci è venuto in mente quando ieri ci siamo imbattuti in un'intervista della scrittrice Amélie Nothomb una che quando leggi un suo libro non vedi l'ora che finisca prima ancora che cominci dove ricorda la volta in cui suo padre, ambasciatore a Roma, offrì una cena a Berlusconi. E sua madre, racconta, «gli offrì avanzi induriti e schifosi». «Ho sempre pensato che la mamma in quell'occasione abbia dato prova di una fantasia geniale». Da parte sua, conclude l'aneddoto, «Berlusconi mangiò tutto dicendo la cucina belga è deliziosa».

Mah. Ci sembra che il «genio» in realtà fu una cafonata. E che semmai fu elegante il Cavaliere nella reazione. Volevano cucinarlo e finirono cucinati.

Se non fosse che è russo, e quindi da evitare,

citeremmo Cechov. «La signorilità non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa».

E per il resto, sulla cucina belga meglio sorvolare. Indipendentemente dagli avanzi.

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