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Unipol scatta con la cedola. Pronte le barricate su Bper

Il presidente Cimbri: "Vedo un bosco affollato di lupi ma la proteggeremo". Ai soci un dividendo di 1,12 euro

Unipol scatta con la cedola. Pronte le barricate su Bper

Unipol brinda in Borsa con un balzo di quasi l’8,7% dopo aver chiuso il 2025 con un utile netto consolidato superiore a 1,5 miliardi, in crescita del 36,8% sul 2024. Il risultato netto delle sole attività assicurative è ammontato a 1,2 miliardi (+40,5%). La raccolta ha superato i 17 miliardi una crescita del Danni del 4,5% a 9,6 miliardi e un incremento del Vita del 20,6% a 7,8 miliardi. Il gruppo distribuirà ai soci dividendi per circa 804 milioni a fronte di un obiettivo cumulato tra 2025 e 2027 di 2,2 miliardi. Si tratta di una cedola 100% cash di 1,12 euro per ogni azione (rendimento del 5,7%), rispetto agli 0,85 euro per azione del 2024 (+31,8%).
Se poi ci «saranno le condizioni», il dividendo sarà alzato nei tre anni di piano, ha spiegato il presidente Carlo Cimbri. Che al momento non vede in Italia opportunità di fusioni o acquisizioni nel settore assicurativo. Anche in Bper, di cui Unipol possiede più del 20%, il focus resta sull’integrazione con la Popolare di Sondrio, dopo l’operazione avviata nel 2024. Quando l’anno scorso l’istituto modenese aveva lanciato l’offerta su quello valtellinese, Cimbri aveva rivelato che la mossa era arrivata per contrastare l'interesse di un’altra banca, l’olandese Ing.
Oggi, ha spiegato il presidente del gruppo assicurativo, Bper è focalizzata sull'integrazione con Sondrio, va bene e Unipol se necessario è pronta a proteggerla: «Vedo un bosco pieno di lupi coi cannoni, noi compresi e non vedo un cappuccetto rosso al momento», ha aggiunto. Intanto, il risultato ante imposte delle collegate bancarie è salito a 691 milioni (da 393), riflettendo il consolidamento pro quota di Bper e il contributo di Pop Sondrio.
Sul fronte del Monte dei Paschi, Cimbri parla di «progetto in itinere» e invita ad attendere le scelte industriali dell’ad Luigi Lovaglio, definito «un signor manager». Le evoluzioni su Mediobanca e Generali dipenderanno dalle decisioni strategiche di Siena, anche nei rapporti con Axa. Dopo il rinnovo del cda, «potremo interloquire a pieno titolo con tutti gli azionisti».
Non è mancata una nuova stoccata al Danish Compromise che «è uno scandalo, perché è un’asimmetria regolamentare che privilegia un settore industriale rispetto ad un altro. Ed è difficile capirne la ragione se non per interessi lobbistici più forti che sono stati in grado di condizionare il legislatore, che auspico provveda a livellare il terreno di gioco. Non chiediamo favori ma di poter competere sullo stesso terreno dei gruppi bancari quando decidono di comprare imprese assicurative», ha sottolineato. Infine, lo Ieo. Con il 25% in capo a Mediobanca ora nell’orbita Mps e la presenza di Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio), Cimbri - presidente anche dell’Istituto Europeo di Oncologia - si dice pronto a sostenere qualsiasi progetto che ne salvaguardi identità e sviluppo, senza pregiudiziali. Il progetto respinto anni fa da Piazzetta Cuccia «oggi non c’è sul tavolo.

Se verrà riproposto lo rivaluteremo nel contesto attuale ma non credo verrà riproposto negli stessi termini», ha detto il manager aggiungendo che «è un problema che affronteremo nei prossimi mesi», in particolare dopo il piano di Mps.

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