Bari, il "sexygate" aiuta Emiliano. Al Pdl Lecce e la città di Brindisi

Nel capoluogo scosso dal caso D’Addario il sindaco vola col 60%. Esulta Vendola: "Bloccati certi poteri". Rimonta Pd a Taranto

Bari - Doveva essere un testa a testa sul filo di lana, almeno in base al primo turno. Invece tra Michele Emiliano e Simeone Di Cagno Abbrescia non c’è stata proprio partita perché il sindaco diessino è stato riconfermato staccando di 20 punti (60 a 40) il candidato del Pdl. Un abisso. Il centrodestra si consola col fatto che «già arrivare al ballottaggio è stata una vittoria» come dice il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, e poi con la riconferma di Domenico Mennitti a sindaco di Brindisi e soprattutto con la sudatissima vittoria di Antonio Gabellone che ha strappato la provincia di Lecce al centrosinistra.

Ma il teatro dello scontro più atteso era indubbiamente Bari, guidata da un ex magistrato oggi uomo forte del Pd, personaggio tanto amato quanto contestato che 15 giorni fa aveva mancato per 700 voti l'elezione diretta. E soprattutto la città dove i magistrati diventano politici di sinistra (oltre a Emiliano ci sono i senatori Maritati e Carofiglio) e i giudici rimasti tengono sotto tiro la politica. Da martedì scorso a Bari non si è più parlato di campagna elettorale, ma soltanto dell’inchiesta del pm Giuseppe Scelsi sull’imprenditore Giampaolo Tarantini e sul presunto giro di prostituzione che arriva fino alle case di Silvio Berlusconi. E dalle dimensioni della vittoria, Emiliano deve ringraziare più la squillo confessa Patrizia D’Addario di Adriana Poli Bortone, ex ministro di An schieratasi con il sindaco diessino, e pure di Padre Pio, davanti alla cui tomba Emiliano si è fermato a lungo domenica durante la visita del Papa.

Verso sera il sindaco viene portato di peso dal suo quartier generale di via Re David fino in piazza Libertà, davanti a Palazzo di Città, e festeggiato da centinaia di persone. Invece in via Dante, al comitato elettorale di Di Cagno, l'aria è pesante fin da metà pomeriggio. Toni Attanasio, coordinatore provinciale del Pdl, ammette: «Abbiamo straperso». Vero che c’è stato un forte astensionismo (affluenza meno 14 per cento), ma una sconfitta così pesante nessuno la prevedeva. Dice Attanasio: «L’inchiesta su Tarantini ha catalizzato l'attenzione dei media togliendo spazio alle nostre proposte. Vedere stampata sui giornali in formato gigante la pubblicità elettorale della D’Addario non ci ha certo aiutato».

Aggiunge D’Ambrosio Lettieri: «Il nostro elettorato centrista e moderato è stato disorientato dai media locali e si è distaccato». Per l’onorevole Tato Greco, che aveva candidato con il centrodestra per il comune la escort, «occorre una riflessione più profonda sulla classe dirigente del Pdl». Invece Di Cagno Abbrescia allarga il discorso: «Gli effetti del caso D’Addario vanno verificati a livello nazionale. Non cerchiamo alibi momentanei».

Patrizia invece non viene evocata dal centrosinistra: «Si è posta la parola fine - dice il governatore Nichi Vendola - ai tentativi di resuscitare esponenti di un certo potere telecomandati da chi voleva mettere le mani sulla città». Il deputato Pd Francesco Boccia enfatizza il «modello di coalizione vincente» con l’Udc, che in Puglia ha scelto di unirsi al centrosinistra. In realtà l’apporto del partito di Casini a Emiliano non è stato affatto determinante.

Nel resto della regione il centrosinistra ha mantenuto la provincia di Brindisi, il comune di Foggia e la provincia di Taranto, questi ultimi rimontando lo svantaggio del primo turno. Il centrodestra ha invece conservato il comune di Brindisi dopo l’incertezza delle prime urne scrutinate: a 73 sezioni su 80 Mennitti è in vantaggio con il 52,4 per cento su Salvatore Brigante. Incerta fino alla fine la lotta per la provincia di Lecce: Gabellone e Loredana Capone si sono alternati a lungo in testa finché il candidato del centrodestra ha allungato. Il candidato del centrodestra ha vinto col 51 per cento.

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