La Bce contro gli incentivi per la rottamazione auto: "Danni agli altri settori"

La Banca centrale europea: gli incentivi "creano una spinta momentanea al comparto a scapito di altri e possono
ritardare il necessario cambiamento strutturale, indebolendo le prospettive generali di occupazione"

Francoforte - Una delle prime misure adottate dai governi per contrastare la grave crisi economica, sia in America che in Europa, è stata quella di fare ricorso agli incentivi per la rottamazione delle auto. I risultati sono stati immediati: uno dei settori chiave dell'economia ha subito ripreso a crescere, invertendo una tendenza negativa che proseguiva da mesi e mesi. Ora la Banca centrale europea critica questi incentivi, sostenendo che essi creano una spinta momentanea al comparto a scapito di altri e possono ritardare il necessario consolidamento dell’industria.

Consumatori distratti In un articolo apparso nell’ultimo bollettino mensile, la banca centrale europea sottolinea il fatto che gli incentivi - utilizzati da undici paesi europei tra i quali Germania, Italia, Francia e Spagna - hanno l’effetto di distrarre i consumatori da altri grossi acquisti con il risultato che i benefici sull’intera economia sono modesti. "I programmi di rottamazione auto avranno qualche effetto avverso immediato o futuro sull’attività", dice la Bce.

Dati a confronto "Nella prima metà del 2009 sembra che il contributo positivo dalla vendita di auto sia stato ampiamente compensato da un uguale impatto negativo per quanto riguarda altri acquisti", aggiunge citando in particolare il settore dei mobili ma anche lo stesso comparto delle riparazioni auto.

Rischi futuri Gli altri pericoli messi in luce dall Bce riguardano la probabile caduta delle vendite di auto alla scadenza degli incentivi e l’effetto di ritardare in modo artificiale i cambiamenti strutturali necessari nel mondo dell’industria automobilistica. Gli incentivi "possono ostacolare l’efficiente funzionamento di una libera economia di mercato e possono ritardare il necessario cambiamento strutturale, indebolendo in tal modo le prospettive generali di occupazione e reddito nel lungo termine".

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