S orprende che proprio il più taciturno e più privato degli scrittori del XX secolo - luomo che dichiarava che «ogni parola è una macchia superflua sul silenzio e sul nulla» -, lasciasse, al pari di TS Eliot, la più significativa corrispondenza letteraria del suo tempo. Lespistolario di Samuel Beckett (1906-1989), previsto in quattro volumi, raccoglierà oltre 15.000 lettere scoperte in archivi e collezioni private. Il primo volume, uscito due anni orsono, copriva il periodo dal 1929 al 1940 e si è rivelato una importante aggiunta alla sua opera, come ora il secondo volume, fresco di stampa. The Letters of Samuel Beckett Volume II: 1941 - 1956, a cura di G. Craig, M. Dow Fehsenfeld, D. Gunn, Lois More Overback (Cambridge University Press, pagg. 790, sterline 30) abbraccia gli anni in cui lo scrittore e drammaturgo si afferma. Sono gli anni in cui, dopo linterruzione della Guerra, scrive le sue opere maggiori, Watt, la trilogia di romanzi: Molloy, Malone muore, Linnominabile; i lavori teatrali Aspettando Godot, Finale di partita, e numerosi altri testi brevi. Gli anni della Guerra, dal 1940 al 1945, li passa in Francia, a Parigi e in Vaucluse, impegnato nella resistenza contro loccupazione nazista. Quando riprende a scrivere, lascia la sua lingua inglese per il francese.
Anche il tono delle lettere cambia, la maggior parte e le più espansive sono scritte in francese al grande amico Georges Duthuit, genero di Matisse. Storico dellarte e critico, esperto di arte bizantina e orientale, Duthuit promuoveva unestetica modernista ancora più austera di Beckett. Dense di elaborazioni teoriche con solo rari squarci private, le lettere rivelano in mille dettagli e in mille allusioni la tensione dello scrittore al raffinamento del suo concetto di arte e di estetica, alla difesa dellopera darte «integrale», sufficiente di per sé, senza commenti o «esplicitazioni».
In un lettera del 1951 da Ussy-sur-Marne, il suo rifugio in campagna, avanza lipotesi di un futuro in quelle due stanze remote, «quindici o ventanni di silenzio e di solitudine, rischiarati dal giardinaggio e dalle passeggiate, sempre più brevi».
Beckett, un duro molto sentimentale
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