Bersani strizza l’occhio a Cl e affonda Di Pietro

Bersani strizza l’occhio a Cl e affonda Di Pietro

RomaL’invito di Comunione e Liberazione a Pierluigi Bersani non va giù all’ala ex Ppi che sta con Dario Franceschini. E ancor meno è piaciuta la lunga intervistona che lo sfidante del segretario ha concesso ieri al settimanale ciellino Tempi, in cui boccia l’alleanza elettorale con l’Italia dei Valori e con chi pratica «l’antiberlusconismo sciocco», causando le repliche piccate di Antonio Di Pietro e dello stesso Franceschini.
Il feeling di Bersani con Cl è di lunga data, e l’organizzazione cattolica non ha fatto mistero della sua predilezione invitando l’ex ministro diessino al Meeting di Rimini come unico ospite in quota Pd, escludendo i rappresentanti dell’altra mozione. Inevitabili le polemiche a sfondo congressuale. «Fa bene Cl a individuare gli interlocutori più congeniali ai propri fini», commenta sarcastico il franceschiniano Giorgio Merlo. Che dà la sua spiegazione del fatto: «Si privilegiano quegli esponenti che hanno come obiettivo politico la costruzione di un grande partito socialdemocratico, con qualche appendice cattolica e moderata. Il ritorno dell’eterno passato». Batte sullo stesso tasto, che è uno dei leit motiv degli anti-Bersani, un altro ex Ppi, il senatore Di Giovampaolo: «Nessun sostenitore di Franceschini è stato invitato da Cl. E io dico: meglio così, perché è chiaro a tutti che Cl vuole il solito, vecchio partito di sinistra, separato con un bel trattino dai cattolici, ed è convinta che in fondo lo voglia anche Bersani».
Nell’intervista a Tempi, l’ex ministro descrive il Pd che ha in testa, annuncia di voler «recuperare le radici più profonde, cattoliche, popolari e socialiste» e abbandonare la retorica del «nuovismo» e dell’«antipolitica». E finirla con l’«antiberlusconismo sciocco». Per Bersani, il Pd ha bisogno di aprirsi «in uno scenario plurale che si declina nel bipolarismo e non nel bipartitismo». E Di Pietro? «Fra noi e Di Pietro esiste un diverso modo di fare opposizione: o unisci sul tema della democrazia o ti limiti ad enunciarne le storture. Solo che questa seconda via, imboccata dal leader dell’Italia dei valori, non ti porta da nessuna parte». Immediata la replica dell’Italia dei valori: «Prendiamo atto - tuona Di Pietro - che per l’aspirante segretario del Pd siamo un partito da distruggere o comunque da avversare. Evidentemente la nostra netta contrapposizione a Berlusconi e al suo governo fascista e razzista disturba i manovratori del Pd».
Franceschini preferisce rispondere coi fatti: se il suo sfidante è corteggiato da Cl, lui fa sapere di piacere ai cattolici di un’altra parrocchia e annuncia che il 4 settembre sarà ospite di un convegno delle Acli. Al quale Bersani non risulta invitato. E su Di Pietro affida il proprio pensiero a Twitter, ormai più trendy di Facebook tra i politici tecnologicamente avanzati: «Promemoria - scrive - uniamo gli sforzi dell’opposizione per contrastare gli avversari. E l’avversario del Pd si chiama Berlusconi. Non Di Pietro».

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