Biasotti porta i grandi chef alla mensa dei poveri

I grandi chef per la mensa dei poveri. Se fosse solo uno slogan, si potrebbe riassumere così la proposta di Sandro Biasotti per venire incontro «a chi non arriva più neppure alla terza settimana». Ma l’iniziativa è concreta e raccoglie l’iniziativa di «Qui foundation», la Onlus che già si occupa di raccogliere pasti già confezionati e non serviti da ristoranti, pubblici esercizi, mense, società di catering per destinarli a chi non ha neppure da mangiare.
Quello di Biasotti è un impegno assunto in campagna elettorale, un punto fermo del programma. Ma non è solo un’annuncio. Perché Silvia Schivalocchi di «Qui foundation» è accanto al candidato nella presentazione. E ci sono anche i rappresentanti delle categorie interessate che hanno dato il loro appoggio, ci sono i titolari di ristoranti di primissimo piano che assicurano l’adesione. L’Ippogrifo, la Manuelina di Recco, il Bruxaboschi, l’osteria «Da Gigino» (frequentatissima dai vip e dai calciatori a cominciare da Diego Milito e Thiago Motta) rappresentano i primi nomi eccellenti, ma la Fepag e il Consorzio di Recco proporranno il progetto a tutti i loro iscritti. I City Angels rappresentati da Franca Sciaccaluga fanno già parte della sfida. Parrocchie, Caritas e altre associazioni no profit saranno i collaboratori più stretti.
La Regione - questo è l’impegno di Biasotti - non interverrà direttamente a ritirare il cibo in eccesso, ma creerà una rete per mettere le associazioni in condizioni di lavorare al meglio, con un coordinamento. «Piuttosto vedremo di acquistare i furgoni speciali e i contenitori per ritirare e conservare i piatti confezionati - sottolinea Biasotti - Penso anche a un investimento per realizzare un centro adeguato da usare come mensa. L’obiettivo è quello di arrivare a offrire 500mila pasti al giorno. Per non costringere chi usufruisce di questi pasti a un’ulteriore umiliazione e per non dover andare a bussare alle porte delle chiese».
L’iniziativa «Good Food» prende spunto da una legge nazionale che favorisce chi raccoglie cibi altrimenti destinati alla spazzatura e sgravia di pastoie burocratiche assurde i «donatori» di pasti. «Si tratta di fare qualcosa di concreto e solidale, non di parlarne soltanto - chiosa Biasotti - Purtroppo non dobbiamo pensare che queste mense dei poveri sfamino solo i clochard o gli extracomunitari, verso i quali peraltro sia chiaro non c’è alcuna pregiudiziale. Oggi purtroppo i nuovi poveri sono anche tanti padri di famiglia che non ce la fanno, o disoccupati, o padri separati che per non ce la fanno neppure a pagare l’assegno di mantenimento, o che per portare a pranzo il sabato al fast food i bambini rinunciano a qualsiasi cosa durante la settimana».