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Bombardare a tappeto a colpi di libri il blocco sovietico

Durante la Guerra fredda l'intelligence Usa fece entrare testi proibiti nei Paesi comunisti

Bombardare a tappeto a colpi di libri il blocco sovietico

Partiamo da un libro molto speciale che attualmente è conservato nella biblioteca del dipartimento di Scienze sociali dell'Università di Varsavia. Si tratta di un volumetto sottile delle dimensioni di un tascabile. All'apparenza è un testo tecnico. In copertina c'è una sala computer degli anni Settanta, sul piatto posteriore elenchi di codici e tecnicismi che rimandano all'informatica di quegli anni. Ma aprendo il libro si scopre che all'interno il contenuto è tutt'altro, si tratta della traduzione in polacco di 1984, la distopia scritta da George Orwell, un libro del 1949 che nei Paesi del Patto di Varsavia era vietatissimo.

Ma il libro come è giunto nella capitale polacca?

Per saperlo il giornalista inglese, e membro della Royal Geographic Society, Charlie English, è andato a parlare con Teresa Bogucka, una signora polacca che è stata il cuore del sistema delle biblioteche volanti, pensato per eludere il sistema di controllo dei regimi comunisti e contrabbandare la merce più pericolosa che esista, la vera kriptonite contro le dittature: i libri.

Inizia così il volume appena pubblicato da Marsilio: Il Book Club della Cia. L'operazione segreta che ha deciso la Guerra Fredda (pagg. 364, euro 19). Racconta come i servizi segreti americani, in un'epoca in cui la guerra culturale tra regimi era qualcosa di diverso dal finanziare orde di troll in rete, misero in atto un raffinatissimo piano, pensato per intaccare alla radice la morsa della censura comunista.

Ma torniamo a Teresa Bogucka. La famosa copia mimetizzata di 1984 fu portata in Polonia da suo padre, il critico d'arte Janusz Bogucki, che la nascose in casa e la fece leggere alla figlia ancora ragazzina. Un rischio pazzesco perché i bambini venivano sistematicamente istigati a fare delazioni sulle famiglie. Teresa restò folgorata dal libro e ne capì le immediate analogie con il regime che stava strangolando intellettualmente la Polonia. Fu abbastanza intelligente da utilizzare la tecnica di difesa del "bipensare" descritta da Orwell, indossava in pubblico una maschera perfetta. Però già all'università era diventata una spacciatrice di libri. Entro il 1976 aveva fondato una vera e propria biblioteca di opere proibite. Finì sotto sorveglianza dell'Sb - i servizi segreti polacchi omologhi del Kgb -, venne arrestata e le fu perquisita la casa. Ma i libri non erano lì, non erano praticamente mai fermi, erano una "biblioteca volante". Solo un giorno al mese la rete di persone tra cui erano sparpagliati si riuniva per scambiarli. Un sistema che si stava diffondendo in tutta la Polonia e che veniva alimentato dagli esuli che si trovavano a Londra. Aiutati in questo anche dalla Cia e dai servizi segreti occidentali.

Partivano spedizioni di circa 40 libri alla volta dalla Gare du Nord di Parigi. Venivano nascosti in un pannello da un passeggero che scendeva prima di raggiungere il confine polacco. A Poznan, la prima stazione oltre il confine, arrivavano i ribelli della lettura, avvisati per telefono della carrozza in cui erano nascosti i volumi. Ci furono libri che viaggiarono addirittura occultati tra i pannolini sporchi di un bambino.

Come spiega Charlie English: "L'operazione non può che essere considerata una delle azioni più elitarie intraprese dalla Cia. Oltre a riviste patinate come Marie Claire e Cosmopolitan, l'Agenzia faceva circolare nei Paesi del Blocco sovietico anche la New York Review of Books... opere di premi Nobel come Boris Pasternak... testi filosofici di Hannah Arendt, Albert Camus e Bertrand Russell, romanzi di Philip Roth e Kurt Vonnegut. E non fu un'operazione di imperialismo culturale. Largo spazio venne dato anche ad opere di dissidenti del Blocco sovietico. Anzi furono probabilmente le più efficaci, a partire da quelle di Václav Havel.

Non tutti i membri della rete di diffusione della "cultura di contrabbando" sapevano con certezza che i libri clandestini erano pagati dalla Cia. Ad esempio Teresa Bogucka non sapeva con certezza chi pagasse per i testi clandestini, ma si immaginava un intervento dell'intelligence americana. Ma fatto il confronto con i servizi segreti comunisti che strappavano le unghie: "Pensavo: wow, i servizi segreti promuovono i libri... Ma è fantastico".

Lo era davvero soprattutto grazie a un funzionario: George Minden (1921 - 2006). Nato da padre britannico e madre rumena, Minden era dovuto fuggire dalla Romania abbandonando tutte le sue ricchezze all'arrivo dell'Armata rossa, si reinventò una vita sposando una statunitense e trasferendosi a New York. Divenne rapidamente uno degli operativi più bravi della Cia nelle operazioni culturali. Si sentiva parte del mondo rimasto bloccato al di là della cortina di ferro e il suo motto, molto bizzarro per un agente segreto era: "la verità è contagiosa". E lui la verità la spediva oltreconfine in libri confezionati dai migliori autori disponibili. E con le tecniche più diverse. All'inizio vennero utilizzati anche palloni aerostatici carichi di libri ma cadevano in maniera troppo casuale e pochissimo materiale finiva nelle mani delle persone giuste. Minden perseverò affinando le sue tecniche e eliminando dal repertorio culturale spedito a Est tutto ciò che puzzasse di propaganda. Dal suo punto di vista, il nemico da combattere era la camicia di forza intellettuale imposta da Mosca. Gli americani avrebbero dovuto offrire qualcosa per riempire il vuoto di idee all'interno del Blocco, una specie di aiuto umanitario letterario. Un'offensiva del libero pensiero a colpi di grandi firme.

Di tutta questa vicenda resta poi il lato feroce. Perché essere un editore o uno spacciatore di libri proibiti oltrecortina poteva costare un prezzo altissimo. Un esempio l'editore polacco Miroslaw Chojecki, nel marzo 1980, fu sottoposto a condizioni carcerarie terribili a partire dall'accusa di "furto di un ciclostile appartenente allo Stato polacco". Mesi di detenzione senza vedere un avvocato, celle di punizione, il tentativo di sciopero della fame a cui i carcerieri reagiscono nutrendolo con un imbuto...

La lotta in prima linea per difendere e diffondere la cultura non fu

un pranzo di gala e nemmeno un aperitivo in libreria. Per fortuna ci fu chi ebbe il coraggio di combatterla. A pensare che anche oggi c'è chi, persino in Occidente, ha la tentazione di censurare gli editori non conformi...

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