La Bonino: quereleremo chi ci dà dei violenti

Adesso è tutto facile per «Emmatar». Il mutante radicale «donatosi» in prestito ai democratici, impantanatisi nella disperata ricerca di un volto «presentabile» che faccia dimenticare Piero Marrazzo, ha tutto l’agio di sventolare il suo refrain preferito: legalità! Adesso è puntigliosa come un vecchio notaio. Commentando il «fattaccio» che ha portato all’esclusione della lista provinciale del Pdl per le regionali nel Lazio, il candidato del centro-sinistra dice lapidaria: «Ora chi deve decidere decida, ma secondo la legge». Più chiaro di così! Insomma, la Bonino coglie - come si usa dire - la palla al balzo. E si unisce al coro di chi si appella a Napolitano per chiedere, però, la sua fermezza: «Loro (quelli del Pdl, ndr) chiedono adesso al presidente della Repubblica di intervenire perché si compia una violazione di legge. Noi, a suo tempo, avevamo invece chiesto a Napolitano di intervenire per evitare che continuasse l’illegalità in corso nella raccolta delle firme». L’esponente radicale insomma non ha dubbi sulla questione. Quello che si è consumato sabato scorso è un «gran pasticcio» e responsabili dello stesso sono i dirigenti romani del Pdl. Ed è pronta anche a ricorrere alle vie legali per riaffermare la totale estraneità dei militanti radicali citati dalla querela-denuncia che il Pdl ha presentato per affermare il proprio status di parte lesa (sarebbe stato impedito con la violenza ai loro rappresentanti il regolare deposito delle liste). «Respingo con tutte le forze l’accusa di violenza - sbotta la Bonino -. Non è vero. Non voglio vedere sporcata o messa in dubbio la nostra caratterizzazione nonviolenta». Da qui la decisione di reagire con una denuncia per calunnia. «Ci sono prove fotografiche e testimonianze a iosa - aggiunge la radicale -. A impedire l’ingresso dei rappresentanti del Pdl non è stato il nostro Sebastianelli ma il presidente del tribunale che ha dato ordine alla polizia di chiudere le porte per non fare entrare più nessuno». La Bonino insomma abbandona i toni morbidi e il fair-play che ha caratterizzato l’inizio di questa campagna elettorale per indossare l’elmetto da prima linea. Il tema della legalità, si sa, è troppo importante e l’urgenza del momento necessita l’impiego di tutte le forze. Ora i duri e puri devono scendere in campo, sembra dire la Bonino che ha già dimenticato le parole rivolte non più tardi di una settimana fa alla «compagna di strada» Rosy Bindi. Era il 23 febbraio. La Bonino aveva appena iniziato il digiuno totale nello scetticismo e imbarazzo di buona parte del Pd. Alla Bindi consigliava di aiutarla rivolgendosi alle istituzioni e al governo «che molte altre volte, per necessità o convenienza, alla vigilia elettorale ha cambiato per decreto la data o è intervenuto riducendo le firme». Insomma rigore sì ma non troppo e non sempre.