"L'Europa non può fare a meno degli Usa, ma anche gli Usa hanno bisogno dell'Europa". Antonio Tajani, vice premier e ministro degli Esteri e leader di Forza Italia ieri è stato protagonista alla Festa del Giornale, intervistato dal direttore Tommaso Cerno. Nel corso della serata, e prima dell'incontro, ha parlato di tutti i temi all'ordine del giorno.
Ministro, i primi 20 giorni dell'anno sono stati uno straordinario concentrato di crisi da risolvere tra Crans-Montana, Venezuela, Groenlandia, dazi Usa: ci racconti come le ha affrontate anche dal punto di vista umano.
"Avevo programmato qualche giorno di riposo a Fiuggi, da Capodanno all'Epifania. Era un impegno soprattutto con mia moglie e la mia famiglia, che in questi ultimi anni ho dovuto trascurare troppo spesso. Ma quando ho avuto notizia nella notte di Capodanno della tragedia di Crans non ho avuto dubbi. Era mio dovere essere lì, a fianco delle famiglie degli italiani devastati dal dolore, a fare il possibile per coordinare i soccorsi. E poi le altre vicende: accettare un ruolo di governo significa assumersi una grande responsabilità verso gli italiani che ci hanno dato fiducia. E questo viene prima di tutto".
La questione della Groenlandia innesca un nuovo scontro Usa-Ue: l'Italia vuol essere mediatrice, mentre Trump minaccia nuovi dazi e dei paesi europei mandano truppe sull'isola?
"Non parlerei di mediazione, ma del tentativo di razionalizzare il problema. Trump pone in maniera talvolta insolita questioni reali. Fino a un anno fa nessuno si preoccupava della Groenlandia. Nel 2012 firmai a Nuuk un accordo sulle materie prime con il governo groenlandese, da vice-presidente della Commissione Ue. Ero già allora convinto dell'importanza dell'isola artica. Oggi tutti ne siamo consapevoli del peso strategico, economico, energetico del territorio e del problema di garantirne la sicurezza. Da un lato l'integrità territoriale del Regno di Danimarca va garantita, dall'altro la gestione di un problema così grande non può essere solo sulle spalle di Danimarca e Groenlandia. La Nato esiste per questo e in quell'ambito si può trovare una soluzione. Lavoriamo in questo senso, con un ruolo importante in Europa e ottimi rapporti con gli Usa".
Sul Venezuela lei è sempre stato in prima fila nel denunciare il regime di Maduro, dopo l'intervento Usa che avverrà nel Paese guidato dalla vice Rodriguez?
"Grazie di averlo ricordato, sono stato fra i primi, già da presidente del Parlamento Europeo, a porre la questione della libertà del popolo venezuelano. Oggi siamo più vicini a questo risultato. La Rodriguez ha dato segnali incoraggianti, con la liberazione di alcuni nostri detenuti politici e attendiamo che il percorso si completi. Il Venezuela ha bisogno di stabilizzazione e rilancio economico, seguiti da elezioni democratiche cui l'opposizione partecipi in condizioni di libertà".
L'Italia avrà un ruolo nella fase 2 in Medio Oriente, dove la tregua a Gaza sembra sempre fragile?
"Ha già un ruolo importante, perché ha un eccellente interlocuzione con Israele, molti Paesi arabi, l' Autorità palestinese. Abbiamo potuto svolgere un ruolo umanitario anche nelle fasi più concrete del conflitto e siamo stati in prima fila nel soccorso. La situazione rimane delicatissima, ma la mediazione americana ha fatto cessare un conflitto atroce. Dobbiamo continuare su questa strada, nella prospettiva dei due Stati per due popoli. Il fatto che il regime iraniano, principale ispiratore delle formazioni violente, si trovi in un momento difficile, grazie al coraggio dei suoi cittadini, può favorire una soluzione negoziata stabile".
Per l'Ucraina ha sempre chiesto una pace giusta, ma tra Putin e Zelensky non si trova un accordo..
"Vorrei che esistesse una risposta facile. Tutte le persone di buonsenso lo vorrebbero, perché la pace è un valore universale. Gli appelli del Papa ci trovano sensibilissimi. Non stiamo facendo e non faremo mai la guerra alla Russia, ma la pace non è solo assenza di guerra, è garanzia per il popolo di decidere liberamente. La proposta italiana di un meccanismo di garanzia per l'Ucraina simile all'art. 5 della Nato, ma senza entrare a far parte dell'Alleanza, è una strada condivisa da molti".
Si sostiene che il diritto internazionale non ha una sua forza in un mondo in cui troppi Stati non rispettano regole condivise..
"È l'unico strumento inventato nella storia per regolare i rapporti fra gli Stati senza usare la forza. Non è perfetto, ma me lo terrei ben stretto".
Parliamo di Fi: come rinnovarla consolidando i risultati ottenuti?
"Consolidamento e rinnovamento non sono percorsi alternativi. Siamo un partito che si è sempre rinnovato, intorno alla figura del nostro leader Berlusconi, ed oggi in tutti i suoi livelli dirigenziali centrali e periferici. Come lui ci ha insegnato, rinnovare non significa cacciare qualcuno, ma innestare energie umane nuove. Su questa linea continuerò ad agire, grato a chi con me si è fatto carico di Fi in anni difficilissimi. Il nostro movimento è apertissimo a tutti i contributi di idee, di energie, di lavoro. L'agire come squadra è essenziale, ben venga quindi ogni iniziativa di rinnovamento e allargamento. Ho fatto tutto il possibile per far crescere, con ottimi risultati, i dirigenti del Movimento giovanile, la classe dirigente di domani. Fi, come l'ha pensata Berlusconi, è un partito aperto, plurale, liberale, capace di fare sintesi fra politiche diverse.
Tutti coloro che hanno lavorato con me, ne sono ben consapevoli e stanno svolgendo un ottimo lavoro, che sarà decisivo per vincere le elezioni, perché solo Fi può consolidare il centro, senza il quale non si vince e non si governa. E noi vogliamo vincere e governare il Paese con il centro-destra per molti anni ancora".