Spunta un nuovo nome tra gli indagati sulla cupola di Hamas in Italia, si tratta di Sulaiman Hijazi. Un nome non nuovo per chi ha seguito l'inchiesta giornalistica fin dall'inizio, essendo stato proprio Hijazi il personaggio da cui tutto è iniziato. Un selfie alla Camera con la relatrice speciale Onu Francesca Albanese datato 30 luglio. Poi una serie di incontri con parlamentari dell'opposizione, in primis la pentastellata Stefania Ascari o l'ex grillino Alessandro Di Battista, ma anche con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che per mesi non ha spiegato se conoscesse Hijazi. E non lo ha fatto nemmeno dopo aver letto i post in cui Hijazi, il 7 ottobre del 2023, giorno del massacro commesso per mano di Hamas, scriveva "O Dio grazie".
Nessun politico che ha intrattenuto rapporti con lui ha pensato di discostarsi da colui che abbiamo definito lo storico braccio destro di Hannoun. E, oggi, infatti, arriva la conferma: ha subito una perquisizione ed è sotto la lente di ingrandimento della Procura di Genova per il reato 270 bis, che punisce la creazione, promozione, organizzazione, direzione o finanziamento di associazioni finalizzate al terrorismo (anche internazionale). Hijazi, peraltro, è anche sposato con la figlia di Mahmoud Asfa, volto della moschea di Via Padova 144 a Milano. I due sono molto legati, anche perché Hijazi quel centro culturale non ha mai smesso di frequentarlo.
Il suo nome compare anche nelle carte, dove si legge che le indagini più recenti hanno pienamente confermato la fitta rete di contatti internazionali di Hannoun e degli altri indagati che operano per la Abspp (l'associazione tramite cui veniva raccolto il denaro da destinare ad Hamas): tra gli episodi di trasferimento all'estro di denaro contante c'è proprio il suo nome e in alcuni casi gli indagati hanno dichiarato in dogana l'importo, come fatto da Hijazi il 15 febbraio del 2023 relativamente a 20 mila euro.
Ma, grazie alle intercettazioni, si evincono anche conversazioni tra Hijazi e la moglie, che confera chiaramente il ruolo di Hannoun come vertice di Hamas, così come la destinazione del denaro. Altro aspetto che viene chiarito è il fatto che Hannoun abbia inserito Sulaiman in un contesto Europeo. Significativa, quindi, la conversazione tra Sulaiman e la moglie del 2024 in cui lui, già stretto collaboratore di Hannoun (sarebbe entrato come dipendente dal primo ottobre del 2018), a proposito della destinazione dei soldi raccolti dalla Abspp dice chiaramente che "esso è destinato ad Hamas", scrive la Procura.
Così come Hijazi parlando sempre con la moglie, fa riferimento ad una notizia che gli avrebbe dato lo stesso Haniyeh (ex capo dell'organizzazione terroristica morto nel 2024): "A me lo ha detto Haniyeh, a me l'ha detto lui", anche se non è stato chiarito in che occasione i due si siano incontrati.
Altro episodio significativo è quello del 17 ottobre quando Angela Lano (indagata e direttrice del sito InfoPal, legato sempre ad Hannoun) si incontra presso la sede di Abspp in via Venini a Milano con Raed Dawoud, Yaser Elsalay, Khalil Abu Deiah e Hijazi: nell'occasione oltre alla consegna di 6.
000 euro da Abspp a Infopal, come disposto da Hannoun in una precedente conversazione telefonica, le persone presenti discutono delle ripercussioni dell'inserimento di Abspp nella blacl list del dipartimento del Tesoro Usa a causa del finanziamento di Hamas. Cosa diranno quelli che con lui sono andati in missione? Davanti a tali evidenze, tutte fornite solo dall'Italia, è ancora possibile negare?