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Affari d'oro

Bce, la discesa dei tassi è finita, forse per sempre

Il livello del 2% sembra il nuovo equilibrio. Ma i giochi sui mutui dipenderanno anche dalle politiche delle singole banche

Quella stretta sul credito che colpisce le Pmi italiane

La Banca centrale europea ha chiuso il 2025 con la quarta pausa consecutiva, mantenendo il tasso sui depositi al 2% dopo un ciclo che aveva portato a tagli complessivi di 200 punti base (- 2%) dal giugno 2024. La presidente Christine Lagarde ha ribadito che la BCE si trova "in una buona posizione", con l'inflazione che orbita intorno all'obiettivo del 2% fino al 2028 e un'economia dell'eurozona più resistente del previsto. Le nuove proiezioni macroeconomiche hanno infatti rivisto al rialzo la crescita del Pil per il 2025 (+1,4% invece di 1,2%), 2026 (+1,2% invece dell'1%) e 2027 (+1,4%), riflettendo dati migliori del previsto, una minore incertezza commerciale e prezzi energetici più bassi. Tuttavia, l'unanimità sulla pausa nasconde tensioni sotto la superficie. Lagarde non ne vuole sapere di fare previsioni sui tassi del futuro: "Dato il grado di incertezza che stiamo affrontando, non possiamo proprio offrire indicazioni prospettiche". L'elevata incertezza geopolitica, la volatilità dei mercati, l'effetto dei dazi americani e la lentezza nell'implementazione degli stimoli fiscali tedeschi impongono prudenza, senza vincolare la BCE a un particolare percorso dei tassi. Allora ci proviamo noi: cosa fara la BCE nel 2026?

A fonte di una crescita un po’ più sostenuta, sul fronte inflazione, quella del 2026 è stata ritoccata all'insù dello 0,2% (dall'1,7% all'1,9%), principalmente per il settore dei servizi, mentre quella del 2027 è stata rivista al ribasso dall'1,9% all'1,8%. In ogni caso introno al target del 2%. Per questo motivo il tasso BCE al 2% può considerarsi ormai neutrale, né restrittivo, né espansivo. Ma questo non garantisce che sarà così per le famiglie, i cui tassi a breve (sui mutui, per esempio) dipendono da banche e filiere industriali. Gli istituti di credito, per esempio, se temono un aumento delle tasse, si irrigidiscono nel tagliare i tassi. Da questo punto di vista le condizioni del credito non dipendono solo dalla BCE. Idem per i tassi a lunga, che risentono invece delle aspettative legate alle tensioni geopolitiche, per esempio. Non è un caso che i titoli “matusalemme”, quelli che scadono alla fine di questo secolo, presentano quotazioni ai minimi storici. Dal lato degli analisti, c’è una visione condivisa che "il tasso di riferimento al 2% è probabilmente considerato dalla maggioranza del Consiglio direttivo come il punto centrale di un intervallo neutrale" e che "il ciclo di tagli si è concluso al 2%". Il mercato esclude ulteriori allentamenti nel 2026: "I tassi dovrebbero rimanere invariati per tutto il prossimo anno", dice Nicolas Forest di Candriam, anche se nota che i mercati scontano addirittura una probabilità del 20% di un rialzo entro fine 2026, scenario che però giudica "prematuro".

In altri termini, la pacchia del calo dei tassi è finita. E anche l’era dei tassi zero sembra definitivamente tramontata.

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