Nell'epoca dei mega listing dominati da razzi interplanetari e intelligenza artificiale, le nuove matricole di Wall Street rischiano inevitabilmente di diventare invisibili o finire subito sullo sfondo. Eppure, nel mese in cui i mercati cercano ancora di digerire i numeri mostruosi dell'Ipo di SpaceX, c'è un'italiana - o meglio un unicorno italiano - che dimostra che anche un gruppo tricolore può trovare il suo spazio nel mercato più attivo al mondo. Lo sbarco di ieri di Bending Spoons al Nasdaq, con una capitalizzazione di circa 25 miliardi di dollari, è la dimostrazione che Wall Street è ancora più che disposta ad aprire le sue porte al talento, anche se questo cresce fuori dai confini statunitensi. Per capire la vera portata di questa impresa, però, non bisogna paragonare l'Ipo di Bending Spoons con quella da 1,77mila miliardi di dollari di SpaceX, ma con qualcosa di più vicino a noi. Nel 2015 sul Nasdaq sbarcava la Ferrari con una valutazione di «soli» 10 miliardi.
La società, che ha la sede centrale a Milano e negli ultimi anni ha concluso oltre 50 acquisizioni, tra cui quelle di Aol, WeTransfer e Vimeo, aveva annunciato che il prezzo della propria offerta iniziale sarebbe stato di 29 dollari ad azione, al di sopra della forchetta 26-28 dollari comunicata in precedenza. Eppure, appena sono iniziati gli scambi, il valore è subito cresciuto, fino a chiudere sopra i 40 dollari ad azione (+38,2%).
Con la quotazione a Wall Street, fra l'altro, altri quattro italiani conquistano il titolo - almeno sulla carta - di miliardari. Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella infatti, attualmente detengono nell'insieme oltre il 40% del capitale della società e quasi il 90% dei diritti di voto in assemblea grazie ad azioni a voto speciale.
Miliardari solo sulla carta perché i quattro fondatori non sembrano affatto intenzionati a vendere ma anzi guardano già verso le prossime possibili acquisizioni e come far crescere i già oltre 400 milioni di utenti attivi mensili.