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Borse sull’ottovolante, ecco le incognite

Gli esperti: "Mercati in recupero ma con l’Iran le quotazioni restano molto instabili"

Borse sull’ottovolante, ecco le incognite
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Il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare l'economia mondiale e i mercati finanziari, riaccendendo timori su inflazione, crescita e stabilità degli investimenti. È quanto emerso nel corso del Cnpr forum speciale Tecnologia e demografia: cosa potrebbe influenzare i mercati finanziari nei prossimi anni, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, in collaborazione con l'Istituto nazionale esperti contabili.

Secondo Giuseppe Patriossi (Prometeia Advisor Sim), «l'avvio della guerra in Medio Oriente ha spinto l'inflazione, favorendo la crescita dei rendimenti obbligazionari e nuove pressioni sui prezzi. In questo scenario è opportuno mantenere prudenza, privilegiando duration più contenute e strumenti con elevato merito creditizio. Per il mercato azionario ci attendiamo una volatilità più alta e livelli di rischio superiori al passato. La vicenda dello Stretto di Hormuz riduce inoltre le aspettative economiche globali, favorendo difesa ed energia, mentre risultano più deboli i settori legati ai consumi. Sul fronte tecnologico e dell'intelligenza artificiale restano solidi i fondamentali. Gli investimenti sono elevati ed è presto per capire se vi sia una bolla: sarà il mercato a valutare i rendimenti. Intanto i mercati privati continuano a crescere da anni».

Una lettura analoga arriva da Luigi Cesari (Amundi sgr), secondo cui «il conflitto sta mettendo a dura prova la crescita globale, aumentando l'incertezza in funzione della durata e dell'intensità della crisi geopolitica. Lo scenario base non prevede una recessione, ma un rallentamento che colpirà in misura maggiore Unione Europea e Paesi asiatici. L'Europa - ha aggiunto Cesari - soffre una forte dipendenza energetica esterna e una maggiore sensibilità economica ai rincari dell'energia. Gli Stati Uniti, grazie alla maggiore autosufficienza, dovrebbero subire impatti più contenuti. Il vero interrogativo riguarda la natura dello shock inflattivo: temporaneo o strutturale. È questo il nodo che investitori e banche centrali sono chiamati a sciogliere».

Nino Mancini (Banca Patrimoni Sella), ha ricordato come «gli shock petroliferi siano difficili da contrastare con il solo rialzo dei tassi d'interesse. Le banche centrali stanno valutando un cambio di politica monetaria da espansiva a restrittiva con potenziale aumenti dei tassi. Tuttavia, una stretta monetaria potrebbe rallentare l'inflazione ma rischierebbe, allo stesso tempo, di frenare ulteriormente la crescita economica».

Sui possibili scenari futuri ha espresso prudenza Nunzio Monteverde, presidente dell'Istituto nazionale esperti contabili: «Dopo le recenti tensioni legate al conflitto in Iran, i mercati stanno recuperando indici e performance, dimostrando in alcuni casi una maggiore maturità rispetto alla politica. Restano però scenari delicati, che possono cambiare rapidamente da un momento all'altro. Per questo è fondamentale guardare agli equilibri globali complessivi e lavorare per ridurre le incertezze».

Uno sguardo di lungo periodo arriva da Fedele Santomauro, consigliere d'amministrazione della Cnpr, che collega gli attuali squilibri geopolitici al tema demografico.

«Il calo della popolazione nei Paesi avanzati e la crescita dei mercati emergenti - ha detto Santomauro - potrebbero ridisegnare gli equilibri economici e previdenziali mondiali, favorendo nuove aree di sviluppo trainate dalla presenza di popolazioni più giovani».

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