L’industria italiana rallenta, ma senza strappi. A ottobre l’indice Pmi manifatturiero di S&P Global è sceso a 49,4 punti dai 50,4 di settembre, trascinato giù da quattro componenti su cinque. È tornato così sotto la soglia dei 50 che separa l’espansione dalla contrazione. Lo stesso rapporto invita a leggere con misura questo passo indietro. «Sebbene sia indicativo soltanto di un lieve deterioramento della solidità, si tratta della prestazione più debole da gennaio», si legge nel comunicato. A pesare è soprattutto la domanda interna. I nuovi ordini sono calati per il quarto mese consecutivo. Alcune aziende hanno segnalato commesse sospese anche per l’incertezza geopolitica, mentre il calo delle vendite all’estero è rimasto marginale. La produzione è diminuita per il terzo mese di fila. Il ritmo è il più rapido da inizio anno, ma resta su livelli moderati. Le imprese hanno così scelto la prudenza. Hanno ridotto gli acquisti e alleggerito le scorte. Per la prima volta da luglio hanno anche tagliato un po’ il personale, per via dei minori ordini e della lenta sostituzione di chi si è dimesso. Sul fronte dei costi, il conflitto in Medioriente continua a spingere i prezzi di materie prime, energia, componenti elettronici e logistica. L’inflazione è ai massimi da quattro mesi, ma sotto i picchi toccati dall’inizio delle ostilità, e i rincari sono stati trasferiti almeno in parte ai clienti. Il quadro, però, non giustifica il pessimismo. Le aziende guardano con fiducia ai prossimi dodici mesi, anche se con un ottimismo più cauto.
Proprio sull’energia, il fronte che preoccupa di più, ieri sono arrivati segnali incoraggianti. La prospettiva di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha fatto crollare le quotazioni. Il Brent ha ceduto il 7,9% a 104,5 dollari al barile e il Wti il 7,3% a 96,55 dollari. Il gas ad Amsterdam è sceso del 10,2% a 93,3 euro al megawattora. Secondo indiscrezioni di stampa, la Guida Suprema iraniana avrebbe accordato al governo «determinati poteri» per trattare. Le Borse hanno festeggiato: Milano è salita dello 0,9%, Parigi dello 0,98% e Francoforte dello 0,63%. Il rendimento del Btp è sceso al 4,43% e lo spread con il Bund si è ristretto a 113 punti. Se il calo dell’energia si consoliderà, le imprese potranno presto riguadagnare il ritmo perduto.
