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Il monito di Panetta: "Il Pil italiano ha meno slancio, rischi dal conflitto nel Golfo". Sull'Europa: "Mostri più rapidità e unità"

Il governatore della Banca d'Italia: "Prudenza nel credito ma evitare una stretta generale"

Il monito di Panetta: "Il Pil italiano ha meno slancio, rischi dal conflitto nel Golfo". Sull'Europa: "Mostri più rapidità e unità"
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Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha invitato le banche "alla prudenza" nella concessione dei prestiti visto il contesto di incertezza e difficoltà derivante dalla guerra e dal possibile aumento dei tassi ma ammonisce ad evitare "una restrizione indiscriminata del credito". Nelle sue considerazioni finali, il governatore ha chiesto poi che le garanzie pubbliche sui finanziamenti, nate con il Covid, siano ricondotte alla "loro funzione propria".

Servono solo a "correggere i fallimenti di mercato, riservando il sostegno pubblico alle aziende meritevoli con reali difficoltà di accesso ai finanziamenti". Panetta, senza citare il caso di Banca Progetto, ha auspicato quindi che "il beneficio sia effettivamente trasferito ai prenditori".

Va ricordato che la Banca d'Italia ha presso le banche vigilate direttamente condotto un esame sui rischi legati ai prestiti garantiti fornendo indicazioni e condividendo con gli enti competenti "valutazioni sugli interventi" da prendere.

L'economia italiana ha mostrato "una significativa capacità di tenuta" dal 2019, tuttavia "più di recente, lo slancio si è attenuato" fra deterioramento del quadro geopolitico, dazi statunitensi e difficoltà dell'economia tedesca. "Il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili" e "l'attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi", ha proseguito il governatore della Banca d'Italia.

"Senza un deciso aumento della produttività, l'economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti", ha avvertito il governatore che nelle conclusioni chiede di orientare le potenzialità del Paese "verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire" e di "ridurre stabilmente il peso del debito pubblico" per liberare risorse su spesa sociale e sviluppo.

L'Europa, ha aggiunto Panetta, ha "finalmente iniziato a reagire" alle profonde trasformazioni globali e all'instabilità del mondo. "Deve ora mostrare rapidità di azione, trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati". Il governatore ha quindi sottolineato che "l'Europa deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza". "Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento".

Dalle considerazioni finali del governatore di Bankitalia emerge poi il sì alle aggregazioni bancarie che creino campioni nazionali solidi e che offrano servizi di migliore qualità e a costi contenuti, "Operazioni ben disegnate - ha spiegato - possono avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali paesi europei, rendere le banche più competitive e favorire una maggiore diversificazione dei ricavi".

Panetta non ha accennato a casi singoli di aggregazione e acquisizione del risiko ma ha ricordato come nel nostro paese le prime cinque banche abbiano una quota di mercato inferiore a quella di Francia a Spagna. Ha però dettagliato gli elementi per un'operazione di valore: "Creare intermediari più solidi ed efficienti, in grado di sostenere più efficacemente l'economia reale e di offrire alla clientela servizi di migliore qualità a costi contenuti".

Per l'Italia "il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani", ha detto ancora Panetta, avvertendo che se non si valorizzano i giovani, "si alimenta un circolo vizioso. Un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione; la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie".

Ha ricordato quindi che tra il 2020 e 2024 sono 100mila i giovani andati all'estero e che la spesa in istruzione è un punto di Pil sotto la media europea. "Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo - ha sostenuto al termine delle conclusioni - Solo così l'Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro".

La tecnologia sarà il terreno decisivo" della sfida che è di fronte all'economia italiana, perché "intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi".

Tuttavia "la rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico" ha evidenziato infine.

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