Bossi chiede ancora la Lombardia: Formigoni era che può finire

Ma il Pdl fa quadrato intorno al governatore Podestà: "È il nostro unico candidato al Pirellone"

Torna la contesa sulla Lombardia. A riaprire il caso, a colpi di accese dichiarazioni televisive, è il leader della Lega, Umberto Bossi. L’era di Formigoni potrebbe finire, fa sapere il Senatùr parlando davanti alle telecamere di 7 Gold Telecity. Bossi vuole tenere alta la tensione sulle regionali, per evitare che gli elettori leghisti (e i vertici del Pdl) diano per chiusa la partita. Secondo la consueta tattica che accompagna le trattative del Carroccio, potrà presentarsi all’incontro con Silvio Berlusconi forte di un credito acquisito grazie alla potenza mediatica prima ancora che elettorale.
A chiudere sul nascere la questione è il coordinatore regionale del Pdl, Guido Podestà: «Formigoni è e resta il candidato unico del Pdl, il problema non si pone neanche. In quindici anni di governo, la Regione ha raggiunto livelli di eccellenza indiscutibili. Sia per il peso del Pdl che per i risultati ottenuti da Formigoni, non c’è discussione».
A difendere la ricandidatura di Formigoni scendono in campo anche altri esponenti cattolici del Pdl, a partire dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi: «Ribadisco che il prossimo presidente della Lombardia sarà Formigoni». E aggiunge: «La Lega fa bene a chiedere tutto quello che vuole. È un alleato importante, presente sul territorio, ma poi quello che si concorderà può essere diverso dalle richieste del Carroccio». Sulla stessa linea il ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi: «La candidatura di Formigoni è fuori da ogni discussione e da ogni trattativa». Insomma, il Pdl difende a ranghi compatti la Lombardia.
Bossi rimette sul piatto le tre principali Regioni che andranno al voto nel 2010. «Chiederemo a Silvio Berlusconi la presidenza di Piemonte, Veneto e Lombardia» insiste il Senatùr. E alla domanda se a questo punto potrebbe finire l’era Formigoni, risponde appunto di sì.
Bossi spiega anche di essere contrario alla costruzione di una moschea a Milano: «È la gente a non volerla e noi siamo con la gente». E ancora: «Noi abbiamo il Duomo di Milano e Sant’Ambrogio. I musulmani hanno diritto di culto al loro paese, noi qui non vogliamo moschee. È la gente che non le vuole e noi seguiamo la gente». Aggiunge il Senatùr: «Una religione prima di aprire moschee e cattedrali deve convincere la gente. E la gente in questo momento non le vuole. Unintegrazione con i musulmani, temo che sia difficile». E che il tema moschea sia incandescente per la Lega è testimoniato anche dal no comment del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ieri mattina ha partecipato a un vertice in prefettura sui temi della regolarizzazione degli immigrati che svolgono lavori domestici, ma non ha voluto parlare di minareti. Maroni, Bossi e Roberto Calderoli si sono poi visti in via Bellerio per fare il punto sulla situazione politica.