Per fortuna arriva la pausa. Il calcio è sull’orlo di una crisi di nervi, il clima è da saloon, litigano quelli del Napoli e, a conferma dello stato di salute mentale, quelli del Napoli litigano in campo, De Bruyne se le sente da Lucca, non c’è più religione, è il brutto della diretta. Dicono che Allegri abbia fatto tremare i muri dello spogliatoio dopo la figuraccia contro il Porto, a proposito di Portogallo, Amorim non ha ancora capito che razza di Milan ha messo assieme, prova a spiegare in inglese, dopo sei mesi di domicilio a Milanello avrebbe dovuto imparare un paio di frasi o forse mancano i concetti. Chi usa molte parole, forse
troppe, ha deciso di ricorrere anche ai gesti e che gesti. Spalletti, reduce dalla vittoria sul Napoli, ha voluto confermare lo stato di tensione mostrando il pugno chiuso allo sventurato Cabal, responsabile di un errore di gioco durante gli affanni finali contro l’AZ Alkmaar: «Ti do un pugno se lo rifai ancora», scenetta andata in diretta Sky. Non è il caso di scandalizzarsi, c’è di peggio, in campo e fuori, Spalletti è professionista di assoluto valore ma pensa di essere circondato da nemici, il buio oltre la panchina. Non è il solo, alcuni colleghi ricorrono alle minacce fisiche con i giornalisti o lanciano la fatwa chiedendone la testa, tutto documentato, a parità di sintassi, si potrebbe anche dialogare ma presumo che, per i succitati, l’impresa sia più difficile di un quattrotretre. Un po’ di calcio: stasera c’è la Roma, domani, all’ora dello spaghetto, la capolista Lazio, si, proprio così, può confermare il primato e inguaiare Allegri e il Napoli. La madre di tutte le partite si gioca a San Siro, il Como sembra di un altro calcio, è una squadra spagnola iscritta alla serie A, l’Inter gioca un calcio più pratico e meno piacevole alla vista, chi perde non è perduto, però. A chiudere c’è una sfida storica, Fiorentina-Juventus, controlleremo il viso di Cabal.
