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Calcio, Var e polemiche, Ceferin sbotta: "Non capisco nemmeno io le regole. Non siamo psichiatri"

Il presidente dell'Uefa si è soffermato in particolar modo sull'interpretazione dei falli di mano: "Si usi la tecnologia solo in caso di chiaro errore"

Calcio, Var e polemiche, Ceferin sbotta: "Non capisco nemmeno io le regole. Non siamo psichiatri"
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Inutile girare troppo attorno al problema: l’introduzione del Var non è riuscita a placare le polemiche che esplodono puntualmente quasi dopo ogni singolo match in cui vi sia almeno una decisione arbitrale poco chiara o controversa.

Ci sono casi in cui il regolamento non prevede la possibilità di intervenire a modificare una decisione presa dall’arbitro o la sua interpretazione di un dato episodio, senza considerare che non c’è mai una solida uniformità di giudizio quando si parla di “decisioni soggettive” che non si possono cambiare o di “chiari ed evidenti errori” per i quali è previsto invece il supporto correttivo della Sala Var. Esiste ancora, insomma, una certa discrezionalità che talvolta fa sì che un episodio simile avvenuto in due circostanze diverse sia valutato in modi diametralmente opposti, il che non aiuta di certo a creare un clima disteso in campo e fuori.

A esserne consapevole per primo è il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin: intervenuto all’evento «The Forum», la massima autorità dell’organo di governo del calcio europeo ha ammesso tutti i limiti relativi all’applicazione delle nuove tecnologie, soffermandosi in particolar modo sulla controversa questione dei falli di mano in area. Quand’è che si può parlare di una condotta di gioco sanzionabile col penalty e in quali circostanze, al contrario, il tiro dagli 11 metri non dovrebbe essere assegnato dal direttore di gara?

“A volte i tifosi non capiscono le interpretazioni delle regole, e li capisco”, è costretto ad ammettere Ceferin, “non le capisco nemmeno io”. “Sui falli di mano, ad esempio, nessuno sa più cosa sia rigore e cosa no. Come si fa a stabilire l’intenzionalità?”, si domanda il presidente dell’Uefa, “Non siamo psichiatri. Il Var deve intervenire solo in caso di errore chiaro ed evidente. Le revisioni devono essere rapide, non come accade a volte con recuperi lunghissimi”.

Che la tecnologia non sia di per sé sufficiente a dirimere ogni questione controversa che si verifica sul rettangolo di gioco appare ormai chiaro a tutti: il punto principale è l’interpretazione del regolamento e

l’eccessiva discrezionalità, ed è per risolvere queste problematiche che circa un mese fa l’Uefa aveva chiesto un confronto con rappresentanti dei principali campionati europei con l’obiettivo di perfezionare l’utilizzo del Var.

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