Facile prendersela con l’altro Martinez. Ha sbagliato di nuovo, certo. Pagherà presto, se non già sabato. Ma c’è molto altro dietro la quarta sconfitta consecutiva in Champions League, la settima nelle ultime 8 partite. Ci sono gli errori di Zielinski, il balbettio di Akanji, la fragilità di Dimarco, la serataccia di Barella, la mira di Lautaro. E perché no, anche le scelte tattiche di Chivu. Calhanoglu ultimo uomo contro una freccia come Forbs è l’abc del calcio. Da lì il rigore e l’inizio della fine.
C’è un mercato estivo che ancora non ha dato niente: a Spence (che 3 anni fa nel Genoa faceva spesso la riserva di Sabelli) sono bastati pochi minuti per il primo decisivo errore in nerazzurro. Stones, quando rientrerà e fino al prossimo infortunio, aumenta il tasso tecnico della difesa, non certo la solidità o la velocità. Giocare con la linea difensiva molto alta come vuole Chivu è bello da vedere ma senza gli interpreti adeguati può diventare divertente anche per gli avversari: già 14 gol incassati in 8 partite. E non sono tutti colpa di Martinez. L’Europa non è l’Italia, ma l’Inter ha rischiato molto anche in campionato, al di là dell’epica in cui si raccontano le cose: Anguissa sbaglia un gol incredibile mezzo minuto prima che Lautaro firmi la vittoria contro il Napoli e Martinez respinge con la faccia la sberla con cui Malen avrebbe chiuso Roma-Inter.
Vicario sarebbe stato nerazzurro, ma Chivu ha preferito Jones, nonostante Martinez fosse una scommessa, perché due anni da vice Sommer (martedì ancora decisamente migliore di lui) non potevano garantirne l’affidabilità da numero 1. La porta delle grandi squadre è un po’ più grande delle altre e Martinez lo sta provando a spese sue (e dell’Inter). Presto toccherà a Provedel. Forse più la prossima settimana con lo Shakhtar che non sabato a Bologna: quale che sarà, quella di Chivu sarà anche una valutazione psicologica.
Il G8 si allontana, e per chi già dovrebbe cancellare la brutta figura dell’anno scorso (e i 90 milioni incassati in meno) può essere un problema. Però la formula della maxi Champions aiuta Chivu e lo dimostra proprio il PSG, che ha vinto le prime 2 edizioni, sempre passando dai play-off. I precedenti dicono che con 16 punti si va direttamente agli ottavi, mentre con 10 sono garantiti gli spareggi. Fra Shakhtar, Feyenoord, Stoccarda, Dortmund, Liverpool e Slovan (in ordine cronologico e conseguente alternanza casa/fuori) c’è da credere che nonostante la falsa partenza, l’Inter non fallirà la qualificazione fra le prime 24.
