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Calcio

Cent’anni di stadio Filadelfia: la storia del tempio del Grande Torino

Il Filadelfia è stato sede degli allenamenti fino alla metà degli anni ’90: poi, nel 1997, avvenne la sciagurata demolizione di quello che era non solo un gioiello dell’architettura Déco ma anche una parte della storia e della vita cittadina

Torino, il Filadelfia riapre i battenti: il grande orgoglio granata

Cento anni. Li compie lo stadio Filadelfia, ovvero la casa del Grande Torino inaugurata il 17 ottobre 1926: il club granata – nato venti anni prima – lo aveva presentato al mondo con una cerimonia ad hoc e alla presenza di 15.000 persone. Erano ovviamente altri tempi per quello che all’epoca era il Campo Torino, sito appunto in via Filadelfia a due passi dallo stadio Comunale, poi diventato Olimpico: quartiere Santa Rita, nel pieno della città e non lontano nemmeno dal campo Combi dove si allenava la Juventus. “Eravamo vicini di casa, però comandavamo noi”, il ricordo di Paolino Pulici, artefice numero uno dell’ultimo scudetto del Toro targato 1976: 50 anni fa, a proposito di numeri e ricorrenze.

L’allora Campo Torino - costato 2 milioni e mezzo e realizzato in meno di 7 mesi - prevedeva originariamente due tribune sui lati lunghi del terreno di gioco e pochi scalini di gradinata dietro le porte: la prima partita di campionato fu disputata contro la Fortitudo Roma, battuta 4-0. Il Fila (ingrandito nel 1932, fino ad accogliere 33.000 persone) ha ospitato le partite interne ufficiali del Torino fino all’estate del 1963: già dagli anni ’40 però, con il Grande Torino che in quell’impianto era praticamente imbattibile, vari derby e partite di cartello erano state disputate nel più capiente stadio Comunale.

“I tifosi mi scortavano ovunque, al Fila non dovevo neanche chiudere l’auto, perché era casa mia”, un altro dei ricordi raccontati da Pulici in questi anni. Lì c’è la memoria del Toro, per un legame che ai tempi era un qualcosa di viscerale: i tifosi vivevano il posto tutti i giorni – impensabile oggi -, parlavano quotidianamente con i giocatori nel cortile dell’impianto e, per dirla ancora con Pulici, Graziani, Claudio Sala e compagnia, “ci raccontavano di Valentino Mazzola e dei suoi compagni, come se ci fosse un testimone da passare da una generazione all’altra. Quando ti paragonavano a qualcuno del Grande Torino per una giocata, ti sentivi imbattibile e diventavi parte di una magia”. Furono sei (in realtà sette, ma quello del 1927 venne revocato senza prove certe e tra mille polemiche) gli scudetti vinti dal Toro nella sua casa, ovvero quelli datati 1928, 1943, 1946, 1947, 1949 e 1949: dopo di allora, l’unico altro tricolore è arrivato nel 1976.

Il Filadelfia è stato quindi sede degli allenamenti fino alla metà degli anni ’90: poi, nel 1997, avvenne la sciagurata demolizione di quello che era non solo un gioiello dell’architettura Déco ma anche una parte della storia e della vita cittadina. La sua ricostruzione, alla quale l’attuale proprietario Urbano Cairo ha contribuito parzialmente, è datata 2017: qui adesso si allena la prima squadra, ma la magia del vero ‘Fila’ non c’è più. Magari tornerà almeno un po’ nei prossimi anni, quando in teoria vi sarà trasferito il Museo del Grande Torino.

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