A Chivu non è bastato vincere uno scudetto, per non dire del double con la coppa Italia, per uscire definitivamente dall’ombra di Fabregas. Torna il Como a San Siro e di nuovo si torna a parlarne. Un po’ più smussata dal tempo e dalle confidenze, la storia resta quella di un doppio rifiuto: Inzaghi sceglieva di andarsene dall’Inter, Fabregas di non venirci. Chivu fu l’intuizione di scorta, che certamente ha pagato perché l’Inter ha continuato a vincere, eppure quel che Fabregas sta facendo nel suo laboratorio sul lago, lascia viva la curiosità per quello che avrebbe potuto fare a Milano. Chivu non una squadra da battere, ma un collega da superare, ogni volta come per dimostrare chi è più bravo. Come in un derby fra allenatori, che stasera a Chivu può servire anche per smacchiare gli aloni del vero derby. E guai a ricascare male, ovviamente.
I precedenti giocano per lui, almeno quelli sulla panchina dell’Inter, perché poi il primo faccia a faccia fra i due, quando Chivu non era ancora Chivu ma Fabregas già cominciava a essere Fabregas, un Parma-Como in coda al primo campionato di entrambi, fu vinto proprio dal tecnico spagnolo. Quattro le sfide dell’anno scorso: 3 vittorie per Chivu e un pareggio. La prima volta dominò a tavolino come la sua squadra sul campo: avversario aggredito e sorpreso, palleggio depotenziato, Como travolto (4-0). Poi però qualcosa è cambiato e 2 volte su 3 (la terza fu una finta partita, l’andata di coppa) l’Inter per vincere ha dovuto rimontare 2 gol. Distanze ridotte, anche con lo stesso verdetto. Poi il Como va in Champions League, vince 3 partite su 4 e guarda quasi tutti dall’alto, Inter compresa e quindi rieccoci qui a chiederci quale sarà la mossa stavolta. Torna Bastoni, Bonny insidia Pio, Thuram gioca la nona su 9 e poi va in Nazionale. Finalmente un po’ di Inghilterra: Spence in campo, Jones e Stones in panchina. È l’ultima prima della sosta, gli effetti del risultato durano 15 giorni.
