L'attesa è finita. L'11 giugno si alza il sipario sul Mondiale più grande di sempre: per la prima volta tre nazioni - Stati Uniti, Canada e Messico - uniscono le forze per ospitare un torneo che vedrà al via ben 48 squadre, abbandonando il classico schema a 32 che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Un salto epocale, che non è solo numerico. Con più squadre, più gironi e una fase a eliminazione diretta più estesa, le occasioni per assistere a risultati inattesi aumenteranno sensibilmente. Spagna e Francia partono come grandi favorite, inseguite da Inghilterra, Brasile e dall’Argentina campione in carica. Ma in un torneo così lungo e affollato, c'è spazio anche per chi non parte con i riflettori puntati addosso. Ecco cinque nazionali che potrebbero sorprendere tutti quanti.
Norvegia, il "mostro" che dormiva da ventisette anni
Sono passati ventisette anni dall'ultima apparizione della Norvegia in una grande competizione internazionale, ma la nazionale scandinava si presenta in Nord America come una vera e propria mina vagante. Il motivo è semplice, si chiama Erling Haaland. L'attaccante del Manchester City ha siglato ben 16 reti durante le qualificazioni europee, il doppio rispetto a qualsiasi altro giocatore del continente. Ma la Norvegia non è solo il suo centravanti: i vichinghi hanno chiuso le qualificazioni con il girone a punteggio pieno, con 8 vittorie su 8, 37 reti segnate e solo 5 subite. Accanto ad Haaland c'è Martin Odegaard, il cervello dell'Arsenal, e una generazione di giocatori di livello nei migliori club europei. Se la difesa regge, questa Norvegia può fare paura a chiunque.
Giappone, il pressing che non lascia respirare
Il Sol Levante non è più una sorpresa romantica: è una realtà consolidata. Il Giappone esprime un calcio collettivo iper-moderno, basato su un pressing asfissiante e transizioni rapidissime, arricchito dall'esperienza di molti giocatori ormai stabilmente titolari nei grandi campionati europei. Chi ha visto i nipponici a Qatar 2022 - capaci di battere Germania e Spagna nel girone prima di cedere ai rigori alla Croazia - sa che questo gruppo non si ferma davanti a nessun nome. Nel Girone F se la vedranno con l'Olanda, un test immediato e rivelatore. Con Ueda bomber collaudato e il talento di Kubo sulla trequarti, questa squadra è una trappola per chiunque la sottovaluti.
Colombia, la creatività cafetiera ai massimi livelli
Il calcio colombiano continua a produrre giocatori tecnici, creativi e dotati di grande personalità. I Cafeteros arrivano a questo Mondiale in forma smagliante: nelle qualificazioni sudamericane hanno dimostrato continuità e brillantezza, con una rosa che va ben oltre i singoli. James Rodríguez, ormai veterano carismatico, guida un gruppo giovane e affamato. Luis Díaz porta velocità e imprevedibilità sulle fasce, mentre in attacco la qualità abbonda. La tradizione calcistica colombiana, poi, è un valore aggiunto nei momenti più delicati delle competizioni internazionali: questo gruppo sa soffrire e sa vincere. Se trovano il ritmo giusto fin dall'inizio, la Colombia può diventare la storia più bella di questo Mondiale.
Marocco, i Leoni dell'Atlante non smettono di ruggire
Il Marocco non è più un'outsider nel senso classico del termine: è una potenza emergente. A Qatar 2022 i Leoni dell'Atlante scrissero una pagina storica, diventando la prima nazionale africana a raggiungere le semifinali di un Mondiale. Da allora il movimento non si è più fermato: la rosa è cresciuta, i giocatori si sono ulteriormente affermati nei club europei e la mentalità tattica del gruppo si è consolidata. El Khanouss, protagonista di una stagione brillantissima con lo Stoccarda, è il prototipo del giocatore moderno su cui la federazione sta costruendo il futuro. Con la compattezza difensiva, la fisicità e la qualità tecnica mostrate negli ultimi anni, i marocchini hanno tutto per spingersi di nuovo fino in fondo.
Stati Uniti, i padroni di casa hanno una generazione d'oro
Giocare in casa vale punti pesanti, ma gli USA portano a questo Mondiale qualcosa di più di un tifo caldo. Christian Pulisic è nel picco della carriera, e attorno a lui è stata costruita quella che viene unanimemente definita la golden generation del calcio americano: McKennie, Reyna, Robinson, Weah e tutti gli altri. Una rosa composta quasi interamente da giocatori stabilmente titolari nei grandi club europei. Guidati da Mauricio Pochettino, gli americani sanno che questa è la loro finestra storica.
Il sostegno del pubblico e l'entusiasmo di un paese che si è convertito al soccer potrebbero trasformarsi in carburante decisivo nei momenti difficili. Mai gli States avranno un'occasione migliore per dimostrare al mondo che il calcio americano è cresciuto davvero. Se l'onda emotiva si trasforma in prestazioni, potrebbero davvero sorprendere.