Comunicato numero uno, Massimiliano Allegri ha saltato l’allenamento causa febbre. Provate a immaginare la voce del popolo napoletano ed è la metà di quello che effettivamente stanno mormorando o urlando. Si moltiplicano i No Max, Allegri non è sopportato, accettato, tollerato, Napoli è passato dal gran football di Sarri e da quello spettacolare di Spalletti al calcio tosto di Conte per dissolversi nell’apatia attuale di cui l’allenatore livornese non può considerarsi l’esclusivo responsabile. C’è un caso De Bruyne, il fiammingo ha litigato con Allegri nella trasferta spagnola, il minculpop del club ha provato a smentire il dissidio, l’errore di Venezia, sull’esecuzione del calcio di rigore (non gli capitava da sei anni), ha alimentato altre dicerie, Napoli non è disposta a rinviare i giudizi, mercoledì spunta il Bodo Glimt, subito dopo la Roma, chi fa i tarocchi prevede l’ultima carta l’1 di novembre, Juventus-Napoli, per Allegri ieri, oggi e forse non più domani. Lo stato febbrile non è soltanto conseguenza del clima lagunare, il momento è davvero critico, nove partite e cinque sconfitte, nove punti di distacco dalla capolista, una serie di infortuni maligni, i limiti di Lucca scelto dal tecnico predecessore al posto di Lukaku e pagato 35 milioni, sono il riassunto breve di un quadro che dovrebbe preoccupare l’allenatore e il presidente.
Non c’è, ad oggi, la possibilità di un colpo di scena, dunque dell’esonero di Allegri anche perché il mercato non offre soluzioni alternative di livello ma è pure vero che non c’è un solo segnale favorevole al livornese, le sue dichiarazioni post Venezia fanno parte di un alibi dialettico che ha perso significato, considerato anche il valore dell’avversario, non si può continuare a parlare di episodi quando questi si ripetono, come gli infortuni, con eccessiva frequenza. Allegri deve passare la nottata ma non è nemmeno opportuno ricorrere sempre alla filosofia di Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo, l’aforisma è un alibi che dura lo spazio di una partita di calcio, sui social è partito l’hashtag #AllegriOut, un gioco che non serve a nulla e aggiunge gas tossico in un ambiente già avvelenato.
Sarebbe doveroso un intervento di Aurelio De laurentiis a protezione del dipendente (così il presidente ha definito il rapporto con Spalletti) e della squadra. Chi ha citato Thomas Mann e la sua novella La morte a Venezia, dalla quale è stato tratto il film diretto da Luchino Visconti, ricorda che, nel racconto dello scrittore tedesco, il protagonista chiude la propria esistenza, febbricitante, disteso su una sedia a sdraio, sulla spiaggia del Lido di Venezia.
