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Calcio

È tutto vero: Malagò e Maldini attendono Guardiola. “Serve più tempo per chi vogliamo”

Sta riflettendo e non è una questione di soldi. Se dirà sì, il progetto della triade è chiaro: ripensare il nostro sistema calcio fin dai giovani

Giovanni Malag� e Paolo Maldini dialogano durante l�assemblea della Lega Serie A a Milano, 23 luglio 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Aspettando Pep Guardiola, il nuovo Godot del calcio italiano. Con un programma di riforme che impegna un tempo lunghissimo, tra i 6 («l’europeo italiano del 2032» secondo Giovanni Malagò) e gli 8 anni (il tempo reclamato da Maldini e Leonardo davanti alla platea dei presidenti di serie A) smentendo tra l’altro le cifre iperboliche (20 milioni di stipendio) circolate sul conto del tecnico catalano («l’aspetto economico è irrilevante» la dichiarazione del dt azzurro Maldini). Nell’attesa lo stesso Guardiola non è stato il primo della famosa short list interpellato. «Abbiamo parlato anche con Ancelotti, siamo partiti dai migliori al mondo. Ora aspettiamo la persona che vogliamo davvero» la notizia fornita da Maldini. Chissà se al colloquio telefonico con Carlo oggi ct del Brasile ha partecipato anche Leonardo: i due, ai tempi del Psg, si lasciarono malissimo.

Fedele alla promessa fatta, Malagò ha cominciato il giro delle presentazioni del nuovo ticket azzurro dalla Lega di A, il protagonista della sua candidatura e successiva elezione. E la scelta qualche dissapore tra i componenti del consiglio federale ha provocato. Malagò, nel cedere ai suoi due collaboratori il microfono, è stato sbrigativo. Ha tenuto a precisare solo un aspetto: «Con Paolo e Leo non c’è mai stato un problema di soldi ma solo la promessa di una condivisione delle linee guida». E infatti Maldini ha confessato che ai suoi occhi il sondaggio ha avuto il senso di «una chiamata alle armi, non conoscevo le difficoltà, avverto grande responsabilità e pressione per questo progetto ambizioso» dalla durata molto lunga, «8-10 anni». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Leonardo. «Io e Paolo abbiamo idee chiare e siamo complici di sogni»: poetica la spiegazione della collaborazione riproposta dopo molti anni. Sulle famose idee entrambi hanno fornito qualche spunto in più ai presidenti mentre ai cronisti hanno ripetuto un concetto essenziale. «Il calcio italiano è rimasto indietro, qui bisogna ripartire dai bambini di 8 anni, finora sono andati avanti con l’uno contro uno e la velocità, noi vogliamo restituire la libertà al talento» la spiegazione di Leonardo. E a proposito della fretta di scegliere il ct, la risposta di Maldini è stata questa: «Dentro di noi non c’è così fretta». A sentire i due ospiti, la serie A ha mostrato «totale disponibilità ad accogliere i nostri progetti», con riferimento al presidente Simonelli («siamo in buone mani»). Di fatto, il presidente del Torino nonché patron di Rcs Urbano Cairo, al termine dei lavori, ha stroncato la tesi del piano a lunghissima scadenza. «Maldini e Leonardo mi hanno fatto un’ottima impressione ma 8-10 anni di tempo è un tempo che non andava bene nemmeno per l’Unione Sovietica. Quello che conta è cosa si combina nei primi 100 giorni. L’esempio è quello di Tavecchio che al volo prese Conte come ct!».

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