Alla fine la pressione è stata troppa anche per un politico esperto come Gabriele Gravina che, durante il vertice di oggi con le componenti federali, ha annunciato le proprie dimissioni da presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. La Figc ha confermato in una nota stampa che le elezioni per le nuove cariche si terranno a campionato finito, il prossimo 22 giugno, una data “individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura di iscrizione ai prossimi campionati professionistici”. Se molti potrebbero alzare un sopracciglio di fronte ad un periodo di transizione così lungo, questi due mesi e mezzo serviranno per intrecciare le alleanze del caso tra le varie cordate che avranno il compito non semplice di conciliare le esigenze delle varie componenti del calcio tricolore.
Serve l’appoggio di una lega
Gli 82 giorni che ci separano dalla data nella quale si sceglierà non solo il successore di Gravina ma anche la sua visione per la necessaria rivoluzione nel sistema calcio italiano vedranno una serie di movimenti, conversazioni, accordi sottobanco per provare ad andare la difesa ad oltranza di uno status quo ormai insostenibile per il movimento tricolore. Anche se sono già iniziati a circolare i nomi dei possibili papabili alla presidenza della Figc, il regolamento prevede che le candidature siano ufficializzate quaranta giorni prima della data prevista per l’elezione. Da qui al 13 maggio, quindi, chiunque voglia prendere la guida del calcio italiano dovrà iniziare a muoversi con attenzione, intrecciando alleanze con le varie componenti del movimento. Le Norme Organizzative Interne Federali (Noif) specificano il termine massimo e la forma della presentazione della candidatura, ovvero “mediante comunicazione alla Segreteria federale almeno quindici giorni prima della data fissata per lo svolgimento dell’Assemblea”.
Non basterà, però, la volontà di assumersi la responsabilità di riorganizzare il calcio italiano e farlo uscire da una crisi che sembra senza fine. Le norme interne prevedono che ogni candidatura debba essere accompagnata dall’appoggio di una delle varie componenti che costituiscono la federazione. Si può trattare di una delle varie leghe professionistiche oppure della potente parte dilettantistica o perfino i rappresentanti di giocatori, arbitri od allenatori. La candidatura, poi, dovrà essere accompagnata da un programma di lavoro, ovvero un documento che scenda nei dettagli dell’azione di governo che il candidato ha intenzione di compiere durante il suo mandato. Il testo delle Noif specifica, infatti che “le candidature a Presidente federale devono essere accompagnate da un documento programmatico sulle attività della FIGC per il quadriennio olimpico e dall’accredito della candidatura, senza vincolo di mandato, da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega o una Componente tecnica”.
Un sistema farraginoso
Come spesso succede nel Bel Paese, il processo che porterà alla scelta del successore di Gravina non è né semplice né lineare ed aperto a mille complicazioni. Nell’ultima assemblea che ha scelto i ruoli dirigenziali della Figc si è previsto che il numero dei voti che spettano ai delegati delle varie anime del movimento calcistico sia di 516 ma non distribuiti in maniera proporzionale. Ogni delegato “pesa” in termini di voti a seconda della componente che lo esprime, così da riflettere il diverso apporto in termini di iscritti ma anche di finanziamenti e professionalità. Le componenti sono sette, ovvero i club della Serie A, quelli della Serie B, della Lega Pro, la Lega Nazionale Dilettanti ma anche le associazioni professionali di calciatori, allenatori ed arbitri. I 276 delegati avranno ognuno un coefficiente diverso, che va dal 3,10 per i presidenti delle società di Serie A all’1,15 dei rappresentanti eletti dall’Associazione Italiana Arbitri.
In termini di “peso” nell’ultima assemblea elettiva questa era la distribuzione, che potrebbe lievemente variare in questa occasione. Si va dai 175,63 della componente dilettantistica al 102,86 dei delegati eletti dai calciatori, fino all’87,58 dei rappresentanti della Lega Pro fino ai 62 dei presidenti della Serie A. Se questo sistema garantisce una maggiore rappresentatività delle componenti meno potenti dal punto di vista economico, la necessità di stringere accordi con una moltitudine di rappresentanti rende il processo farraginoso ed aperto al rischio del "voto di scambio".
Il voto si svolgerà con scrutinio segreto e, per passare al primo turno, un candidato dovrà raccogliere il 75% dei voti espressi in maniera valida. Il quorum cala ai due terzi dal secondo scrutinio per poi finire alla maggioranza semplice dal terzo scrutinio in avanti, con la possibilità di passare al ballottaggio.