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Iran-Egitto, il “Pride Match” fa esplodere le polemiche: sfida sui diritti ai Mondiali

La partita simbolo del Pride Month mette di fronte due Paesi che criminalizzano l’omosessualità. E la Fifa finisce sotto pressione

Iran-Egitto, il “Pride Match” fa esplodere le polemiche: sfida sui diritti ai Mondiali
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Non sarà una partita come le altre, quella che andrà in scena alle 05 di sabato 27 giugno a Seattle: il rischio – o forse è meglio dire la certezza – è infatti che quella tra Iran ed Egitto diventi una sfida ‘calda’ soprattutto sugli spalti. E non perché le tifoserie minaccino scontri o abbiano conti in sospeso da regolare. Semplicemente (ma non troppo), le due nazionali daranno vita a quello che mesi fa – in seguito a un sorteggio a dir poco beffardo – è stato identificato come ‘Pride Match’, ovvero una partita che celebra i diritti Lgbtq+ ricordando l’anniversario della rivolta di Stonewell, a New York nel 1969, contro i raid della polizia.

Per chi non lo sapesse, Egitto e Iran sono Paesi in cui l’omosessualità è considerata illegale e criminalizzata: nel primo sono previste pene fino a tre anni di carcere per le persone omosessuali, mentre nel secondo si può arrivare anche alla pena di morte. Il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha subito definito “irrazionale” la decisione del comitato aggiungendo che “ne discuteremo con la Fifa”. E pochi giorni fa sempre l’Iran ha posto 10 condizioni alla Fifa per presenziare all’evento calcistico: tra le richieste avanzate c’era quella che durante le partite fossero esposte solo le bandiere nazionali ufficialmente riconosciute. Se applicata, questa richiesta impedirebbe la visibilità delle bandiere Progress Pride durante i Mondiali.

La Fifa al momento non ha replicato e la sola reazione ‘ufficiale’ è giunta per bocca di Eric Wall, membro del comitato consultivo del ‘Seattle Pride Match’: “Non abbiamo nulla a che fare con ciò che accade all’interno dello stadio, ma avere bandiere Progress Pride dentro lo stadio è tipico di Seattle”.

Città di frontiera e aperta per eccellenza, a differenza dei Paesi che si sfideranno dentro il rettangolo di gioco. E chissà se prima o poi la Fifa esprimerà un parere a riguardo: fermo restando che gli Stati Uniti sono sempre stati la patria dei diritti.

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