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Juventus - Napoli 3-5: show azzurro a Torino

Nel novembre del 1988 i partenopei vennero trascinati da un debordante Careca: la squadra di Zoff tentò più volte di rientrare in partita, senza riuscirci

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A Torino è un giorno di novembre vagamento uggioso, infilato nell'anno 1988. Il freddo si aggrappa alle caviglie dei ventidue uomini in campo, mentre il Comunale si riempie come una conchiglia, stipata di sciarpe e di attese. Juventus-Napoli vale molto più di un singolo scontro, anche se il campionato si avvicina appena al suo giro di boa.

I bianconeri, guidati da Dino Zoff, sono il solito concentrato di solidità e punti da succhiare via avidamente. In porta c’è Tacconi, dietro si muovono Galia, De Agostini, Favero, Bruno. A centrocampo lavorano De Agostini e Mauro, davanti Zavarov prova ad infondere l'estro dell'Est nel compunto ordine calcistico torinese. È una Juventus che punta allo scudetto senza mezzi termini.

Il Napoli giunge allo scontro titanico con ancora addosso la polvere d’oro dello scudetto di due stagioni prima e il passo sicuro di chi sa come abitare nei quartieri alti. Ottavio Bianchi lo guida con spirito operaio: 4-4-2 rigoroso, Garella in porta, Ferrara e Renica dietro, Bagni e De Napoli a fare legna in mezzo, Maradona a cucire il gioco qualche metro più indietro, Careca e Carnevale davanti come due lame diverse: una elegante, l’altra ruvida.

Parrebbero sussitere tutti i requisiti per un match equilibrato, asciutto di gol, teso come cordame nautico. Invece la partita prende immediatamente un'altra direzione. Quella delll'alluvione di gol. Passano soltanto tre minuti e Carnevale segna. Punizione calciata da Maradona, il centravanti sfila alle spalle della retroguardia e la infila. Il Comunale si ritrova improvvisamente raggelato.

La Juventus prova a rimettere ordine con la consueta pazienza sabauda, palleggia, allarga, misura. Il Napoli invece corre in avanti con una leggerezza quasi insolente. Al trentesimo Careca infila il primo gol di una giornata fotonica sfuggendo al suo controllore: dapprima Brio salva sulla linea, poi il brasiliano la spinge di nuovo in porta. Al quarantaquattresimo raddoppia, ancora una volta allargandosi sulla destra. Mradona serve in mezzo, e il pallone deviato da Ferrara giunge al carioca, che lascia andare un bolide rasoterra. Due gesti tecnici da professionista consumato di un mestiere antico e silenzioso: sbatterla nelle porte altrui. Zero a tre alla fine del primo tempo: debacle clamorosa per Madama.

Nell’intervallo Torino inghiotte cumuli di stupore. Sugli spalti si sussurra, in preda allo sconcerto. La ripresa però cambia ritmo. La Juve torna in carreggiata. Galia - messo davanti al portiere da una luminosa imbucata di Zavarov - accorcia subito. Sempre lui, il profeta sovietico, autorizza sogni di ripresa: De Agostini mette al centro e lui la mette dentro allungandosi in scivolata. Al minuto cinquantotto Zoff l'ha quasi, insperabilmente, ripresa. Le bandiere di casa ricominciano pure a sventolare, infrangendo l'aria densa di freddo.

Nulla più di una fragile illusione. Careca infatti riappare, un passo in anticipo su tutti, e infila il quarto gol partneopeo con un delizioso lob volante. L'adrenalina da rimonta - per i sostenitori della attempata signora - si traforma presto in sintomi di sindrome depressiva. Ma mica è ancora finita. La partita deve continuare a srotolarsi nella sua ingorda sete pirotecnica. La Juve accorcia di nuovo, stavolta con De Agostini, su rigore. Il pubblico torna ad accarezzare l'ipotesi di un assurdo pareggio. Ma il Napoli continua a stare dentro la partita con ordine e calma, come una squadra che conosce il proprio peso specifico. A cinque minuti dalla fine arriva un altro rigore, stavolta per gli azzurri: Renica sul dischetto, rincorsa corta, tiro glaciale: tre a cinque. Sancita la disfatta bianconera. Successo scintillante per Maradona - seppur non a segno - e la sua comitiva, trascinata da un Careca fotonico.

Alla fine del campionato il Napoli si piazzerà secondo dietro all'Inter, mentre la Juventus non andrà oltre il quarto posto. Ma quella partita di novembre resta collocata ben oltre la rigidità delle statistiche e dei trofei. Uno scontro debordante di gol e colpi di teatro dal primo all'ultimo istante, come raramente succede quando si sfidano due contendenti d'alta quota. Adesso quella atavica rivalità torna a bussare, nel turno in programma domani. Di nuovo a Torino, di nuovo per le prime posizioni. Difficile immaginare otto gol, ma la contesa sarà al solito serrata.

Juventus - Napoli, del resto, è uno scontro culturale ancora prima che pallonaro: l'inscalfibile determinazione sabauda contro l'estro partenopeo. Filosofie destinate a correre su rette intangibili praticamente per sempre.

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