«Non un progetto ma una visione». Così il presidente della Lazio Claudio Lotito presenta nel training center biancoceleste a Formello la ristrutturazione dello stadio Flaminio. «Questo progetto non riguarda solo la Lazio ma la città di Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità. Interveniamo in un contesto di grande valore storico e architettonico, nato con le Olimpiadi del 1960 e inserito nella pianificazione strategica della città». Il 9 febbraio, con una Pec inviata al dipartimento dello Sport del Campidoglio, la società ha ufficialmente consegnato il fascicolo firmato da Pierluigi Nervi - in linea con quanto stabilito nel decreto numero 38 del 2021 che tratta la costruzione o la ristrutturazione degli impianti sportivi - che ora verrà esaminato dagli uffici comunali, per avviare la conferenza dei servizi preliminare.
Gli interventi sull’impianto avranno un costo stimato di 480 milioni di euro, di cui 80 in autofinanziamento. Lo stadio avrà una capienza di 50mila spettatori, come voluto dallo stesso Lotito, avrà un’ottima visibilità, assicurano i progettisti, e attorno verde, negozi, attività. Struttura doppia, «una fusione tra tradizione e innovazione»: la base storica in cemento progettata dall’architetto Nervi (con 20mila posti) e sopra un nuovo cappello, leggero e sospeso (con gli altri 30mila) costruito con 46 cavalletti, simili agli artigli di un’aquila per sorreggere la nuova struttura in acciaio. L’opera di Nervi, che richiede urgenti interventi di restauro a causa del degrado subito dal cemento armato esposto agli agenti atmosferici, sarà protetta e valorizzata dalla nuova copertura, che avrà una duplice funzione: preservare la struttura storica dall’usura del tempo e offrire agli spettatori un’esperienza confortevole al riparo dagli agenti atmosferici. La copertura, inoltre, sarà concepita per amplificare il suono all’interno dello stadio, garantendo un’esperienza sonora avvolgente durante gli eventi, ma limitando l’impatto acustico sul quartiere circostante».
L’inizio dei lavori, iter burocratico permettendo, è previsto per il primo semestre del 2027 e il completamento dell'opera è fissato per il primo semestre 2031. Difficile rispettare questi tempi visto che la sola conferenza dei servizi preliminari, dal momento della convocazione, porterà via 4 mesi. Poi il passaggio nell’assemblea capitolina per il voto di pubblico interesse. Infine la predisposizione del progetto definitivo (la Roma ha impiegato ben 3 anni per l’impianto di Pietralata).
La proprietà dello stadio, conferma Lotito, sarà di «una Newco, controllata al 100% dalla Lazio». Il presidente biancoceleste, poi, nell’annunciare il progetto "Lazio 2032 - il Sogno Responsabile", che sarà svelato insieme alla società Deloitte e all’università Luiss il prossimo 30 marzo durante la sosta del campionato per gli impegni della Nazionale e nel quale sarà illustrato il percorso strategico del club per i prossimi cinque anni, ha anticipato che «la Lazio ha già formalizzato una manifestazione di interesse affinché lo stadio Flaminio possa essere valutato tra le possibili sedi ospitanti di Euro 2032».
Quattro i punti essenziali a corredo del progetto dell’impianto: la delocalizzazione dei parcheggi fuori dal quartiere (ne serve un numero adeguato per ospitare grandi eventi calcistici internazionali come previsto dal Coni e dall’Uefa); il potenziamento del trasporto pubblico locale; l’incentivazione della mobilità pedonale e ciclabile; la trasformazione dell’area in un’isola ambientale. A lavorare al progetto l’architetto Pierluigi Nervi, Domenico D’Olimpio (responsabile scientifico e direttore e coordinatore del team di lavoro dell’università La Sapienza di Roma), Roberto De Lieto Vollaro (dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica dell’università degli Studi Roma Tre), Marco Casamonti (studio Archea Associati), Giuseppe Rizzello (direttore Generale Legends Global Italia) e Andrea Caloro (Legends Global Ambassador).
Lotito ha concluso poi sulla protesta dei tifosi: «So che negli ultimi mesi il dibattito è stato acceso. Ascolto ogni opinione, anche quando è critica. Il mio carattere, nel bene e nel male, a volte mi porta a esprimermi con grande franchezza. Può accadere che alcune dichiarazioni vengano interpretate in modo diverso da quello che intendo. Ma ogni scelta che compio è orientata esclusivamente al bene della Lazio e sempre ispirata dal cuore. La Lazio non è in vendita, voglio costruire il futuro della società. La Lazio dev’essere libera dalla dipendenza di tutti. Io non ho chiesto aiuto esterno, chiedo solo il rispetto del ruolo e di quello che uno sta facendo. Nel 2027 finiranno i debiti, recupererò 30 milioni di cassa, vuol dire avere 30 milioni in più per mantenere in piedi la struttura. Abbiamo risanato tutto, questo serve per dare un futuro certo ai tifosi. Le squadre altrimenti spariscono e falliscono. Volete un fallimento? Io no, la Lazio deve essere immortale, va tramandata nei secoli. Io sono il gestore di un patrimonio di sentimenti da tramandare».
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