La Champions ha restituito l’Inter a Chivu. Era già successo l’anno scorso, sempre in Olanda, allora l’Ajax, adesso il Feyenoord, sempre dopo una sconfitta in campionato, allora la Juventus, adesso il Milan. Per chi ci crede, anche questo è un segnale. Di più però conta come Chivu ha scelto un’altra volta di schierare la sua squadra, senza dirlo, ché tanto le partite le guardano tutti e chi vuole lo capisce. L’Inter di Rotterdam non è stata l’Inter di Madrid, così come quella contro lo Shakhtar non era stato uguale a quella che aveva perso contro il Bruges. Contano zero gli avversari, più o meno forti. Perché al Bernabeu l’Inter si è fatta infilare in contropiede e così col Bruges.
Linea difensiva molto alta, spesso a ridosso della metà campo, aggressivi, europei, molto bello da vedere, calcio divertente, ma quando sbagli ridono solo gli avversari. Già contro lo Shakhtar era stata un’altra Inter, molto più italiana, bassa il giusto, sempre pronta a verticalizzare, l’altro modo di chiamare il contropiede secondo il nuovo galateo Idem a Rotterdam, subito il gol. poi la difesa, quindi il raddoppio e fine della storia. La metamorfosi di Chivu ha fruttato 2 vittorie e rimesso l’Inter sulla strada del G8. Non sarà semplice, ma dopo la partenza horror, 2 partite e 2 sconfitte, tornare a sperare è già qualcosa. Servono 3 vittorie e un pareggio nelle restanti 4 sfide del girone: Stoccarda in casa e Bratislava in trasferta sono da 6 punti obbligatori, mentre fra Liverpool a San Siro e il Borussia a Dortmund devono uscirne altri 4 per arrivare a 16. Non semplice, ma nemmeno impossibile, soprattutto se dopo la sosta tornerà Lautaro, mentre già domenica col Como, Chivu riavrà in gruppo Stones e Jones. Rotterdam ha restituito il sorriso a Pio, finalmente in gol con l’Inter, ma chi gli conta 50 giorni di digiuno scorda quello che nel frattempo ha fatto in Nazionale, e acceso i primi fari su Spence.
