Solo Ancelotti e Guardiola si sarebbero salvati dal tiro al ct che si è scatenato in Italia. Il primo a risultare impallinato appena la candidatura ha preso a circolare è stato Pirlo. Si sono schierati firme prestigiose di quotidiani storici oltre che noti addetti ai livori. La carriera, da allenatore, di Pirlo è stata smontata pezzo dopo pezzo fino a ridurla poltiglia. Coinvolgendo i due protagonisti della designazione, Maldini e Leonardo, trascinati per la prima volta nella loro carriera, nella polvere della critica spietata. A completare l’opera di disintegrazione ha provveduto poi la notizia del contratto di Pirlo con l’agenzia di scommesse russa: a quel punto è intervenuta anche la politica. Lo stesso destino, per motivi non molto diversi, ha centrato in queste ultime ore anche Mancini che da ct ha una luce abbagliante (europeo vinto 2021) e un’ombra inquietante (eliminazione dal secondo mondiale firmata dalla Macedonia). Ma non sono la sua cifra tecnica e la sua esperienza alla guida di club e nazionale a essere messe in discussione ma il precedente tempestoso dell’agosto 2023. A quel tempo, prendendo spunto dalla cancellazione di qualche collaboratore, Mancini comunicò via pec nel bel mezzo di agosto, la volontà di lasciare la guida degli azzurri. Il presidente dell’epoca Gravina tentò di resistere ma scoprì che Mancini sarebbe partito poi per l’Arabia dove lo attendeva un contratto da 25 milioni di euro. Fu allora che il calcio azzurro fu costretto a correre ai ripari e a chiamare Spalletti.
«Anche Mancini ha avuto un comportamento inaccettabile» è la tesi che oggi campeggia sui molti siti che si occupano del gradimento e hanno lanciato una sorta di referendum dal risultato molto chiaro: l’opinione pubblica ha bocciato il ritorno del tecnico di Jesi che già in passato aveva confidato d’aver commesso un errore e di essere disposto a chiedere scusa per quella scelta. Non è il Mancini allenatore a risultare impallinato, come è invece capitato a Pirlo, ma la «fuga per la grana» a cui adesso si aggiungono altre stilettate. Perché Mancini, residente a Roma da tempo e frequentatore del circolo Aniene, lo stesso di Malagò, accompagnato da Claudio Ranieri dt romano doc oltre che di fede giallorossa, sembra dare alla squadra azzurra una impronta romanocentrica, particolarmente gradita agli uffici di via Allegri che per esempio avevano storto il muso nell’apprendere che Maldini aveva richiesto ospitalità agli uffici milanesi della Lega di serie A per svolgere la sua attività di dt e presidente del club Italia. «La sede naturale è in via Allegri» fu il commento risentito proveniente da quel mondo. FOrd
