Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Oggi, lunedì 22 giugno, l’ex presidente del Coni ha ricevuto il 68,58% dei consensi dall'Assemblea elettiva a Roma. Tra gli uomini più influenti dello sport italiano, Malagò succede a Gabriele Gravina e ora avrà il compito di rilanciare un sistema in difficoltà, dopo la terza assenza consecutiva della Nazionale dai Mondiali. Una nomina che arriva in un momento delicato per il movimento, chiamato a rilanciare la competitività del calcio italiano e al contempo a rafforzare la sostenibilità economica del sistema, affrontando il tema delle riforme del calcio italiano. "Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto", ha detto emozionato il neo presidente Malagò, sostenuto nel testa a testa contro Giancarlo Abete, da Serie A e dalla B e da buona parte del calcio professionistico.
Chi è Giovanni Malagò
Nato a Roma il 13 marzo 1959, Malagò appartiene a una famiglia legata in maniera profonda al mondo dello sport e dell’imprenditoria. Suo padre Vincenzo fu a lungo vicepresidente della Roma, squadra di cui il nuovo presidente della Figc è noto tifoso, oltre che fondatore del gruppo Samocar, realtà di riferimento nel settore automobilistico. Nel 2013 diventa presidente del Coni, dando vita ad una stagione che lo porta a diventare una delle figure più riconoscibili e influenti dello sport nazionale, capace di attraversare governi, maggioranze e cambiamenti di scenario mantenendo intatto il proprio peso istituzionale. Sotto la sua guida, il Coni raggiunge traguardi storici, come le quaranta medaglie alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 (risultato bissato a Parigi, nel 2024). Nel 2019 diventa anche membro del Cio, testimonianza della sua credibilità a livello globale: un incarico che rafforza il suo ruolo nei principali dossier dello sport mondiale. Tra questi, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Malagò, tra i principali promotori della candidatura italiana, accompagna il progetto da presidente della Fondazione Milano Cortina, riportando i Giochi nella penisola a vent'anni dall'edizione di Torino 2006.
Il programma di Malagò
Il rilancio del calcio italiano secondo Malagò passa da aiuti concreti dal Governo. Nel suo programma, il nuovo presidente federale si pone l’obiettivo di chiedere la reintroduzione del Decreto crescita, o di uno strumento simile che consenta alle società di Serie A di attrarre campioni dall’estero con una fiscalità agevolata. Inoltre, Malagò punta alla cancellazione del divieto di pubblicità per il betting e all'ottenimento di una percentuale (circa l'1%) sui proventi generati dalle scommesse sportive. L’obiettivo è far incassare a tutti i club una cifra pari a 160 milioni da investire nel calcio. Sulla defiscalizzazione, Malagò punta anche a premiare tutti i club che puntano su giovani e infrastrutture. In merito a questi ultimi due punti c’è un punto che spiega come trasformare il talento in giocatori affermati. Il dato che fotografa la situazione è quello del minutaggio degli Under 21 italiani in Serie A, fermo al 2,3%. Per invertire la tendenza propone una vera filiera che colleghi settore giovanile, Primavera, Serie C, Serie B e prima squadra, con incentivi per i club che investono realmente nella crescita dei ragazzi e nello sviluppo delle seconde squadre.
Altra tematica fondamentale è il ritardo infrastrutturale. Il programma prevede un piano nazionale per impianti e centri sportivi, sviluppato insieme a Governo, Regioni e Comuni, sfruttando anche la figura del commissario governativo per gli stadi. L'obiettivo è accelerare i 31 progetti già in cantiere che, secondo le stime riportate nel documento, potrebbero generare oltre 5,1 miliardi di investimenti, 6,1 miliardi di investimenti sul Pil e circa 88 mila nuovi posti di lavoro. Capitolo nazionale, l’idea è rafforzare il ruolo di Coverciano come centro nevralgico del calcio italiano, integrando scouting, analisi dati, preparazione atletica, medicina sportiva e formazione tecnica. Inoltre, Malagò vuole risolvere il problema della dispersione del talento. Come? Servono accordi con le Leghe e sistemi premiali che rendano conveniente investire davvero nel percorso dei giovani, senza quote rigide o scorciatoie demagogiche.
Per la Serie A il programma punta sulla crescita internazionale del brand, sulla lotta alla pirateria e sul miglioramento dell'esperienza negli stadi. Per Serie B e Lega Pro, invece, l'obiettivo è la stabilizzazione economica delle categorie, con controlli preventivi più efficaci e incentivi alla valorizzazione dei giovani.