Da Miura a Buffon: i 10 giganti del calcio più longevi in campo

Nel mondo mutabile del calcio c'è sempre spazio per le eccezioni, bandiere intramontabili che sono riuscite a rimanere sul proscenio per interi decenni. Ripercorriamo l'elenco dei dieci calciatori più longevi di sempre, dai portieri rocciosi agli attaccanti eterni

Fonte: Twitter (@kingkazumiura)
Fonte: Twitter (@kingkazumiura)

In un mondo come il nostro, dove tutto sembra passare di moda ogni cinque minuti, il calcio sembra l’ultimo posto dove aspettarsi miracoli di longevità. Eppure, nonostante l’attenzione dei media si concentri sempre sulle giocate dei giovanissimi, alcuni giocatori riescono a resistere alla tentazione di appendere gli scarpini al chiodo ben oltre la data di scadenza. Sicuramente la maggiore attenzione alla nutrizione, i nuovi metodi di allenamento hanno avuto una loro parte ma alcuni di questi campioni sembrano in grado di sfidare la marcia inesorabile del tempo. Dal nostro Gigi Buffon al recordman Kazuyoshi Miura, ecco i giocatori che sono riusciti ad entrare nella leggenda semplicemente resistendo più a lungo dei loro compagni di squadra.

10) Rogerio Ceni

A 42 anni e 10 mesi, il portiere storico del Tricolor Paulista sembra quasi un ragazzino rispetto agli altri di questa classifica ma riuscire ad entrare nel cuore di milioni di maniaci del joga bonito coi guantoni da portiere non è certo impresa da poco. Quando, il 6 dicembre 2015, ha finalmente appeso i guantoni al chiodo, al Morumbi si è chiusa davvero un’epoca. La cosa forse più impressionante è che, in un paese ossessionato dalla Seleçao, Ceni è riuscito a vestire la maglia verdeoro solo 16 volte dal 1997 al 2006, battuto regolarmente da Dida, Julio Cesar e Alisson. Il portiere di Pato Branco si è vendicato portandosi a casa un record incredibile, ben 1.197 partite con la stessa squadra, il São Paulo.

Rogerio Ceni Libertadores 2012

La vera specialità del classe 1973, però, era un’altra: segnare gol, specialmente su punizione. Se per ogni altro guardiameta ogni rete segnata fa gridare al miracolo, per Rogerio Ceni era quasi normale. Nessun portiere ha mai segnato più reti di lui, ben 129 nelle 1.236 partite disputate in tutte le competizioni. Tanto fedele era stato da giocatore, tanto ha cambiato quando è passato in panchina: dopo il primo periodo sfortunato a San Paolo, ha iniziato a girare le grandi del Brasilerao, dal Cruzeiro al Flamengo, per poi tornare al Morumbi. Alla fine sembra essersi accasato al Bahia, sicuramente attirato dal portafoglio profondissimo del City Football Group.

9) Rivaldo

Magari i più giovani se lo saranno dimenticato, ma negli anni ‘90, Rivaldo sembrava davvero in grado di diventare uno dei più grandi di sempre. Le cose non sono andate esattamente così, anche se i tifosi del Milan continuano a pensare che avrebbe potuto fare molto meglio a San Siro. Nonostante le sue giocate ubriacanti, Rivaldo non riuscì mai ad esprimere quelle grandi capacità che aveva fatto intuire da giovane ma è comunque stato in grado di farsi strada nella nazionale, tanto da diventare il settimo migliore marcatore di tutti i tempi. Il suo periodo migliore furono i cinque anni passati al Camp Nou, con le sue 130 reti che garantirono agli azulgrana due titoli di Liga ed una Copa del Rey.

Rivaldo Milan Lazio 2003 v2

La costante nella carriera del classe 1972 è sempre stata la voglia di cercare nuovi stimoli, cambiando squadra forse troppo spesso: dal 1991 fino al 2015 sono infatti 13 le maglie vestite dal talento di Recife, inclusi i sei anni in Spagna, i quattro in Grecia fino agli anni del tramonto, passati tra Turchia e le squadre minori in Brasile. Quando appese gli scarpini al chiodo il 14 agosto 2015 con la maglia del Mogi Mirim, aveva 43 anni, 3 mesi e 26 giorni: non sono tanti gli attaccanti che riescono a resistere ai calcioni dei difensori così a lungo. Una cosa è certa: quando era in giornata, sembrava in grado di fare qualunque cosa con quel pallone.

8) Marco Ballotta

Si può entrare nella storia del calcio senza diventare mai una stella, scaldando per anni la panchina e guadagnandosi comunque la fiducia di allenatori su allenatori? Provate a chiedere a Marco Ballotta, lui sicuramente sa come si fa. Riuscire a rimanere in Serie A per ben 26 anni non è certo una cosa da tutti. Anche se i portieri, solitamente, riescono a resistere alle ingiurie del tempo più a lungo, rimanere nel giro della Serie A per quasi tre decadi è davvero un risultato incredibile, tanto da garantirgli il record di giocatore più anziano ad aver disputato una partita nel massimo campionato italiano. Il 18 maggio 2008, Ballotta aveva 44 anni, un mese e 15 giorni ma, qualche settimana prima, aveva fatto segnare un altro record, giocando in Champions League con la maglia della Lazio.

Ballotta Inter Modena 2003 v2

La cosa forse più interessante è che, una volta battuto il record, Ballotta ha continuato a giocare solo per amore del calcio, in una serie di squadre di dilettanti. Dopo una vita passata in porta, si è pure tolto la soddisfazione di giocare da attaccante, sempre con la squadra del Calcara Samoggia, mentre stava aiutando come dirigente. Alla fine, sette anni dopo aver lasciato il calcio da professionista, ha deciso di averne avuto abbastanza. Magari qualcuno gli avrà detto che per entrare nel Guinness Book of Records avrebbe dovuto continuare per altri 20 anni. Ezzeldin Bahader, un ingegnere egiziano ha giocato fino a 74 anni, 11 mesi e 3 giorni nella terza divisione del paese africano.

7) Roger Milla

Probabilmente quando appese la prima volta gli scarpini al chiodo, Roger Milla non si sarebbe mai aspettato che la seconda parte della sua carriera l’avrebbe fatto diventare quello che molti considerano il più grande calciatore africano di tutti i tempi. Ben pochi immaginavano che quando sbarcò in Italia con i Leoni Indomabili per il mondiale del 1990 avrebbe lasciato basiti i campioni del mondo dell’Argentina. Dopo gli inizi in patria, aveva passato 13 anni in Francia, dal Monaco al Saint-Etienne al Montpellier, costruendosi una reputazione di attaccante affidabile ma senza mai riuscire ad impressionare le grandi di Europa.

Milla gol Camerun Romania 1990

Quando, alla vigilia del mondiale italiano, si trasferì al Saint-Pierroise, squadra dell’isola della Reunion, era pronto alla pensione ma fu richiamato in nazionale a furor di popolo, iniziando la cavalcata che sarebbe rimasta nella storia. Il simbolo della rinascita del calcio africano continuò per qualche altro anno, prima in patria poi nel campionato indonesiano. Quando, alla fine, si ritirò, nel luglio del 1996, aveva 44 anni e 2 mesi. Il tecnico francese Claude Le Roy, esperto di calcio africano, disse che Milla sarebbe potuto diventare il più grande attaccante di sempre, come Pelé, se solo fosse stato supportato in maniera adeguata. Rimane tuttora il più vecchio giocatore ad aver segnato al mondiale, a 42 anni e 133 giorni.

6) Gianluigi Buffon

Parlare del calcio italiano nell’ultimo quarto di secolo senza menzionare il portiere più dominante del Bel Paese sarebbe impossibile. Fin da quando, poco più che adolescente, lasciò la sua Carrara per approdare a Parma, Gianluigi Buffon ha fatto entusiasmare i tifosi delle sue squadre con parate incredibili, carattere e determinazione. Dopo aver battuto il record per il trasferimento più costoso della Serie A, si è legato alla causa della Vecchia Signora, facendo incetta di trofei, fino al trionfo più bello all’Olympiastadion di Berlino, quello che è valso all’Italia il quarto titolo mondiale.

Buffon Macedonia Italia 2023

Non sono mancati i momenti difficili, dalle tante delusioni che gli hanno impedito di alzare al cielo l’agognata coppa dalle grandi orecchie, fino alla retrocessione dopo Calciopoli ma Buffon ha saputo trasformarli in carburante per continuare a giocare, sempre alla ricerca di nuovi traguardi. Una volta chiusa la parentesi in bianconero, ha voluto vestire di nuovo la maglia del suo Parma per aiutare i ducali a risollevarsi dopo il fallimento fino ad appendere i guantoni al chiodo a 45 anni, sei mesi e cinque giorni. Ora spera di ripetere l’impresa dell’amico Vialli e portare l’Italia al secondo europeo consecutivo. Un posto nel cuore degli amanti del calcio se l’è conquistato da un pezzo.

5) Andrea Pierobon

Il nome probabilmente non vi sarà familiare, ma se parlate con qualcuno che segue la Serie B, prima o poi spunterà fuori una storia legata al Nonno”, il portiere che è diventato parte integrante della vita dell’Associazione Sportiva Cittadella. La storia di Pierobon è allo stesso tempo normale e straordinaria, comune nel calcio di provincia, quello lontano dalle prime pagine dei giornali ma vicinissimo al cuore dei tifosi più genuini. Dopo aver iniziato giovanissimo proprio nella sua Cittadella, quando giocava ancora in interregionale, il portiere ha iniziato un lungo peregrinare nei campi delle serie minori, da Massa ad Andria, Treviso, Venezia e Ferrara prima di tornare a casa dopo 12 anni di onorata carriera.

Pierobon Pro Vercelli Cittadella

Forse nemmeno lui, nel lontano 2005, si aspettava che sarebbe rimasto così a lungo in campo da battere il record di Ballotta e diventare il giocatore professionistico più anziano in campo, 45 anni, 10 mesi e tre giorni quando nel 2015 decise di averne avuto abbastanza. Intervistato dalla Bbc qualche anno fa, raccontò l’incontro con il portiere dell’Inter Handanovic in Coppa Italia, con il portiere sloveno che volle scambiare la maglia con lui, sperando di riuscire a giocare altrettanto a lungo. Pierobon è ancora nello staff del Cittadella come preparatore dei portieri e l’intera città si è stretta a lui quando gli è stata diagnosticata una leucemia. La squadra ha fatto la sua parte riuscendo a salvarsi, lui sta ancora lottando per vincere la battaglia più importante.

4) Peter Shilton

Nonostante il calcio inglese non sia particolarmente famoso per aver prodotto fior di portieri, la carriera del portiere di Leicester è da libro dei record. Il classe 1949 fu notato a 14 anni dall’altro grandissimo guardiameta inglese Gordon Banks nelle giovanili e da quel momento non si è più fermato, passando da successo a successo. Dopo il passaggio allo Stoke City per una cifra record nel 1974, attirò l’occhio di un certo Brian Clough, che a Nottingham stava costruendo una squadra leggendaria: quando il Forest riuscì nell’impresa di vincere due Coppe dei Campioni consecutive in porta c’era proprio Shilton.

Shlton Inghilterra Irlanda 1990

Il successo gli causò più di un problema, dal vizio delle scommesse ad un doloroso divorzio, tanto che, quando lasciò il Forest nel 1982 sembrava pronto ad appendere i guantoni al chiodo. Shilton, invece, seppe reinventarsi, prima al Southampton poi al Derby County, abbastanza da convincere Bobby Robson a portarlo ad Italia 90 nonostante avesse già 40 anni. Il “vecchio” fece più che bene, arrivando a sfiorare la finalissima, miglior risultato dal 1966 per i Tre Leoni ma non era ancora pronto a gettare la spugna. Si sarebbe ritirato il 1 luglio 1997, a 47 anni e 10 mesi, dopo aver battuto il record della Premier League con 1.005 partite giocate, cui vanno aggiunti i 125 caps con l’Inghilterra. Averlo fatto senza aver mai vestito la maglia di una delle big six d’Inghilterra è davvero incredibile.

3) Essam El-Hadary

Chi non ha mai vissuto in Egitto non ha idea del livello di passione per il calcio che si vive sulle rive del Nilo. In un paese che va in delirio per i propri campioni, tanto da bloccare una immensa metropoli come Il Cairo quando si gioca il derby tra Al-Ahly e Zamalek, un ragazzone di Damietta è riuscito a diventare il portiere più leggendario del calcio africano. All’estero non è particolarmente famoso, visto che ha giocato solo nel campionato egiziano tranne un anno in Svizzera al Sion, ma specialmente per i tifosi dei Diavoli Rossi è una vera e propria leggenda. Nei 12 anni passati allo Stadio Nasser avrebbe vinto 8 campionati, quattro Champions africane e tre Supercoppe, un palmares impensabile altrove.

El Hadary Arabia Saudita Egitto 2018

Gli ultimi anni della sua carriera, a partire dal caos relativo al suo passaggio al Sion, l’hanno visto peregrinare tra Sudan e squadre minori egiziane ma sempre in grado di mantenere il suo posto in nazionale, tanto da farlo diventare nel 2018 il portiere più anziano a partecipare ad un mondiale, battendo il record del colombiano Mondragon. Lasciò la nazionale dopo 159 presenze parando un rigore all’Arabia Saudita: non era mai successo prima ad un portiere africano. Ora il classe 1971, dopo aver aiutato l’Egitto a preparare i portieri di domani, ha seguito Hector Cuper in Siria. Un posto nel libro dei record del calcio mondiale se l’è guadagnato di sicuro.

2) Stanley Matthews

Se parlate con gli amanti del calcio di una volta, il numero 7, prima di fare la fortuna di David Beckham e Cristiano Ronaldo, era legato a triplo filo ad un giocatore capace di fare qualunque cosa con un pallone, scherzando i difensori con facilità quasi assurda. Stanley Matthews è considerato uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio, pur senza accumulare una quantità smodata di trofei ed è ancora ricordato da molti come il “mago del dribbling”. A limitare il potenziale di questo campionissimo il fatto di aver passato gli anni migliori della carriera nella squadra della sua Stoke-on-Trent, passando poi ad un’altra provinciale come il Blackpool, con la quale nel 1953 riuscì finalmente a vincere l’agognata FA Cup in un’indimenticabile finale.

Matthews FA Cup 1953

Per un giocatore dalla tecnica incredibile, che, secondo Franz Beckenbauer, “quasi nessuno al mondo era in grado di fermare”, il fatto di aver continuato ai massimi livelli ben oltre la data di scadenza di molti giocatori della sua epoca è quasi assurdo. Quando si ritirò dal calcio professionistico, il 6 febbraio 1965, vestendo la maglia del suo Stoke City, il “mago” aveva 50 anni e cinque giorni. Il suo contributo al calcio inglese gli valse l’onore di essere nominato cavaliere dell’Impero Britannico, cosa mai successa prima di allora ad un calciatore. Dopo l’addio al calcio andò anche in Sudafrica, diffondendo l’amore del calcio nella township nera di Soweto negli anni dell’apartheid. Riuscire a sopravvivere così a lungo in un’epoca dove i calcioni agli stinchi erano all’ordine del giorno è un’impresa davvero incredibile. Come lui nessuno mai.

1) Kazuyoshi Miura

Quando il 22 aprile 2023, all’89° minuto della partita della seconda divisione portoghese tra Oliveirense e Academico de Viseu, un attempato giocatore si apprestò ad entrare in campo, tutti erano ben consci che si stava facendo la storia del calcio. Il calciatore arrivato in prestito dallo Yokohama, squadra che aveva da poco acquistato il club lusitano, stava per iniziare la sua 38a stagione da professionista, battendo ogni record possibile ed immaginabile. Nessuno dei tifosi del Genoa che avevano ironizzato quando, nel lontano 1994 fu il primo calciatore nipponico ad approdare in Serie A si sarebbe mai immaginato che, trent’anni dopo, Kazu Miura sarebbe stato ancora in campo.

A Marassi rimase un paio di anni e fu aiutato non poco dal fatto che alcuni sponsor personali versassero ai Grifoni parecchi soldi ogni volta che scendeva in campo ma molti lo ricordano ancora con affetto. Dopo sole 21 presenze, tornò in Giappone e continuò a farsi notare con la maglia della nazionale, fino a quando nel 2000 decise di lasciare i Samurai Blue.

In Giappone continua ad essere un mito e, sebbene certo non sia esplosivo come una volta, il fatto che continui ancora a giocare a 57 anni suonati è quasi miracoloso. Onestamente non è che il campo lo veda molto, ma Miura non vuole ancora mollare. Per uno come lui, che è tuttora il calciatore giapponese più famoso di sempre, non è affatto scontato.

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