Tira una brutta aria. Il magma sale lentamente e inesorabilmente, il Vesuvio alias il Napoli, sta per esplodere? Sette sconfitte in 14 gare, siamo ai minimi storici, è il peggiore avvio di sempre dell’era De Laurentiis, c’è da fare i conti con gli umori di uno spogliatoio diviso per non dire spaccato: italiani da una parte e stranieri dall’altra, i primi ci mettono la faccia quasi sempre come ha fatto Politano a Oporto, i forestieri sono allergici ai microfoni, un dualismo sfociato in partita nel litigio Lucca-De Bruyne. Non la prima volta col belga protagonista (Vergara ne sa qualcosa): l’ex City non si è mai calato nella dimensione napoletana. Le dichiarazioni di Hojlund che ha richiamato alle proprie responsabilità anche il club fotografano la situazione attuale: una polveriera.
La stagione è iniziata da due mesi e il Napoli oggi ha un piede fuori dalla Champions e dalle posizioni che contano in campionato, Allegri però è convinto di poter raddrizzare la barca, l’ha ribadito ieri mattina al presidente che, sollecitato da più parti, ha lasciato la comoda poltrona dell’ufficio romano per precipitarsi a Castel Volturno. Un incontro di un’ora per niente formale, il numero uno del club ha chiesto delucidazioni e preteso chiarimenti da allenatore, ds Manna e calciatori. «Calma» è stato il suo mantra detto e ripetuto più volte, non sono questi i giorni della rivoluzione ma qualcosa deve essere fatta per salvare il salvabile, sperando di arrestare presto l’emorragia di infortuni che dura da un anno: sono dieci i titolari fermi ai box. Perché?
Si spera nella sosta ma prima c’è la Lazio, la capolista. Ci vorrebbe una sterzata prima di strizzare per bene i panni sporchi in famiglia: da ieri tutti controvoglia in ritiro ma niente ammutinamento questa volta, urgono due giorni di faccia a faccia per smussare le spigolosità dello spogliatoio. È stato Allegri a voler aprire il confessionale, anche lui sente che il magma sta salendo.
