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Il nuovo modulo di Spalletti. "Ora decido io". E prima?

Suona strana l'uscita del tecnico sulla scelta dei rigoristi visto che ha sempre fatto dell'organizzazione il suo credo

Il nuovo modulo di Spalletti. "Ora decido io". E prima?
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«Probabilmente la prossima volta interverrò io, perché ogni tanto mi garba anche decidere»: Luciano Spalletti ha chiuso così l'incredibile sequenza che ha portato David a sbagliare il rigore che avrebbe permesso alla Juventus di andare sul 2-1 contro il Lecce avvicinando sensibilmente una vittoria che poi non è arrivata. Per la serie: quanto accaduto in campo Locatelli e Yildiz avrebbero dovuto teoricamente essere le prime scelte nel presentarsi sul dischetto - è stata tutta farina del sacco dei giocatori senza che ci fosse una gerarchia stabilita in precedenza. Il che suona strano, per una squadra come la Juventus e per un allenatore che ha sempre fatto dell'organizzazione il proprio credo: va però da sé che alcuni gruppi vivano di dinamiche proprie e che certe decisioni siano anche dettate da stati emotivi particolari.

Evidentemente, sabato Spalletti si è fidato dei propri giocatori e non se l'è sentita di imporre una scelta: a giochi fatti, un errore che è costato due punti pesantissimi e che ha fatto ripiombare i bianconeri in un clima per nulla sereno. A rendere poi il pareggio ancora meno digeribile, la consapevolezza che l'occasione sprecata è giunta nel momento in cui il calendario avrebbe dovuto dare una mano a Locatelli e compagni permettendo loro di avvicinare il più possibile la testa della classifica in vista del big match contro il Napoli di fine mese: invece, come non detto. E la sensazione che domani, in trasferta contro il Sassuolo, la Juve dovrà di nuovo fare i conti con i fantasmi che parevano essere spariti dopo le tre vittorie di fila in campionato e le sette nelle precedenti otto partite: serviranno calma e sangue freddo per riprendere subito la marcia, resettando quanto accaduto e restituendo fiducia a tutto il gruppo. Che contro i pugliesi pareva avere davvero assimilato il credo spallettiano: difesa a quattro, pressione sempre alta, ruoli definiti ma comunque non ingessati grazie alle qualità di chi in campo sa muoversi con intelligenza.

Invece, come non detto. Con anche la necessità di un esame di coscienza che vada oltre gli erroracci di David e nel finale di Openda: una Juve più attenta e cinica avrebbe dovuto/potuto risolvere comunque la pratica Lecce.

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