Due giornate in archivio, per un totale di 48 partite disputate sulle 104 totali, con soltanto sette gol firmati da giocatori provenienti dal campionato italiano. Come dire che, dopo avere dovuto rinunciare a partecipare in prima persona alla rassegna iridata, anche i giocatori stranieri che frequentano la serie A faticano a brillare. O, per lo meno, stentano a buttare la palla dentro: mestiere che del resto è tra i più difficili e che vede protagonisti giocatori che abitano altri campionati. Manco a dirlo, chi l'ha fatta da padrone fino a questo momento è la Premier League con 24 reti segnate da 17 giocatori, primo tra tutti Haaland già arrivato a quota 4. La Bundesliga segue a quota 16 (con 12 diversi protagonisti: il più prolifico è stato il tedesco Undav, a quota 3), mentre la Liga si è fermata a 12, quattro delle quali realizzate da Mbappé. L'Italia, appunto, arranca: sette sole reti, tre per opera del discusso juventino Jonathan David protagonista contro il Qatar («resterò in bianconero ha detto ieri ho un contratto di cinque anni e non vedo perché dovrei andarmene»), non proprio una potenza del calcio mondiale. Oltre a lui, nel tabellino dei marcatori ci sono finiti il norvegese del Genoa Ostigaard (anche lui contro i qatarioti), il croato del Como Baturina (avversario l'Inghilterra), l'altro norvegese Pedersen, difensore del Toro che ha trovato il gol contro il Senegal, e il milanista Leao nella facile vittoria del Portogallo contro l'Uzbekistan.
Tutto qui. Senza che per esempio Lautaro Martinez, spesso una sentenza negli stadi del nostro Paese, sia riuscito a segnare anche un solo gol pur avendo al fianco un fenomeno come Leo Messi. Insomma: il periodo buio che sta attraversando il nostro calcio viene certificato anche dal fatto che nelle giocate più adrenaliniche del Mondiale manchino sovente gli stranieri che frequentano la serie A con più o meno successo.
In attesa che magari le prossime partite facciano salire alla ribalta qualcuno dei nostri, non resta allora che augurarsi che le società migliorino nella propria capacità di reclutamento anche fuori confine: più talento offensivo significherebbe anche più reti, più spettacolo e maggiore attrattività per l'intero campionato.