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Calcio

Sfida tra Special two: Gasperini e Mourinho i gemelli diversi

Tecnici amati ed esigenti: l’italiano è più testa e gambe, l’ex cuore

Roma, il match point Champions è alla portata

Gasperini immagina già il Roma-Real dei tifosi: prima del fischio iniziale ci sarà l’omaggio a José Mourinho (già accolto da un centinanio di persone all’aeroporto di Fiumicino), l’ultimo a far alzare un trofeo ai giallorossi, poi nei 90 minuti e oltre della sfida non ci sarà più spazio per i sentimentalismi. «Io voglio vincere e loro vogliono vincere, è la vita, è il calcio, ma se arriverà l’abbraccio della gente giallorossa non so se riuscirò a controllarmi...», così il lusitano. Nel confronto dell’Olimpico tra gli Special One & Two della panchina romanista - l’ultimo tra i due fu quello dell’addio di Mou nel gennaio 2024 - alla fine conterà di più per i tifosi spingere la squadra nel debutto casalingo della stagione in Champions. Una notte attesa da 7 anni e 8 mesi che il destino ha voluto associare al ritorno da avversario del portoghese, chiamato a risollevare le sorti dei Blancos.

Mou è arrivato nella Capitale con una bacheca già piena di trofei, Gasp è solo all’inizio di un percorso che lo ha portato a un primo traguardo importante, la conquista di un posto nella Coppa più prestigiosa. «I trofei sono importanti, ma questa competizione dà risorse economiche per migliorarsi sempre di più», così il piemontese le cui parole sono suonate - a detta di molti - proprio come una stoccata a Mourinho. Che solo l’altro giorno ricordava come «la Conference (conquistata nel 2022, ndr) è lì in bella vista all’ingresso di Trigoria». E quando un cronista spagnolo chiede a Gasp cosa ruberebbe al portoghese come allenatore, c’è la risposta col sorriso: «L’empatia con la quale riesce a convincere le proprietà a farsi comprare campioni incredibili... (l’ultimo Diomende, 125 milioni, ndr»).

Già, l’empatia: Mourinho parlava al cuore e allo stomaco, proteggendo il gruppo come fosse la sua famiglia; Gasp è sempre stato più da testa e gambe e dopo la diffidenza iniziale ha fatto innamorare i tifosi con il gioco brillante. Di sicuro li accomuna la mentalità vincente, esibita in modi e moduli diversi. «Io non ruberei nulla a Gasp, ho rispetto per un allenatore che fa da anni un lavoro importante», così il portoghese. Fare meglio dei quarti con l’Atalanta è più «una speranza che un obiettivo» per il tecnico della Roma che precisa di non voler «lanciare proclami». E non volendo paragonarsi al Real («sanno bene che quelli con la maglietta bianca non sono una squadra facile», sottolinea Mou), l’obiettivo è «misurarci per capire a che livello siamo». Senza snaturarsi...

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