Sulle tribune del Sofi Stadium di Los Angeles c'è una parata di stelle, da Javier Bardem e Penelope Cruz tifosa del Real e presumibilmente della Roja pure orfana di calciatori Blancos, a Timothy Chalamet passando per Giorgio Chiellini e Carlos Puyol. In campo lo spettacolo lo fa la Spagna con una prova di grande intensità e tre gol che annichiliscono l'Austria di Rangnick, a lungo inseguito dal Milan ma che resterà alla guida del Das Team, ridotta a semplice ruolo di sparring partner. Rotta la maledizione che durava dal Mondiale vinto nel 2010. con la Spagna che non aveva più vinto una partita della fase a eliminazione diretta, si vedrà se sarà gloria futura per Yamal e compagni: un altro derby europeo lunedì, poi l'eventuale quarto di giovedì 9 fino a un rush finale che la truppa di De la Fuente vuole vivere insieme alle altre favorite del Mondiale.
Intanto il ct della Roja si gode il suo centravanti Mikel Oyarzabal, capace di timbrare il cartellino undici volte nelle ultime tredici gare (quattro reti con la seconda doppietta di ieri e un assist in questo Mondiale). La crescita dell'attaccante della Real Sociedad, oltre che del gioiello Yamal (ieri ispiratissimo e presentatosi allo stadio in puro Batman style), saranno le armi in più per gli spagnoli ancora con la porta inviolata e un Unai Simon che batte il record di imbattibilità in un Mondiale detenuto dal nostro Walter Zenga e che durava dall'edizione di Italia '90.
Pedro Porro, preferito a Llorente come terzino destro, aveva già blindato la qualificazione con un colpo di testa mentre l'Austria, dopo un'ora di gioco, si era timidamente affacciata nella trequarti spagnola. Solo le parate di Schlager e la traversa negheranno alla Roja altri gol. Ora gli ottavi, con la speranza per la Roja che non finisca ai rigori (e male) come contro la Russia nel 2018 e il Marocco nel 2022.