Calcio

Sprofondo Milan, Zaniolo e il solito Ibra chiavi della rinascita?

Nel momento più nero della gestione Pioli, il tempo per salvare la stagione del Milan sta per esaurirsi. La scossa per la rinascita di una rosa in stato confusionale potrebbe essere l'arrivo del romanista e il ritorno a pieno servizio del campione svedese

Sprofondo Milan, Zaniolo e il solito Ibra chiavi della rinascita?

Gli alti e bassi nel calcio sono normali, ma alzi la mano chi si sarebbe aspettato che il Diavolo schiacciasassi dello scorso maggio si sarebbe trasformato in così poco tempo nella squadra impaurita, senza grinta, nervosa che ha fatto l’ennesima pessima figura all’Olimpico martedì sera. Che niente stia funzionando è ormai evidente a tutti ma la cosa che causa più preoccupazioni ai tifosi del Milan è che nessuno al vertice sembri avere un piano per tenere a galla la barca rossonera. Quel Pioli che ha contribuito non poco all’inopinato scudetto sembra impotente di fronte alla regressione tattica e mentale di parecchi dei suoi fedelissimi. Le parole del post-partita sono un segnale evidente di come la montagna da scalare inizi a far paura anche al tecnico emiliano: "Sono qui a parlare perché devo, altrimenti dovrei stare zitto e lavorare sicuramente meglio. Dobbiamo tornare in fretta a Milanello e lavorare bene, perché non stiamo mettendo in campo prestazioni all’altezza delle nostre qualità. Se è il momento più basso dal 5-0 di Bergamo? È un momento delicato. Mancano prestazioni e risultati".

Paolo Maldini, l’altro protagonista del trionfo di pochi mesi fa, assomiglia al Galliani d’annata che, nei momenti di crisi, ricordava il palmares unico del Diavolo: “Siamo secondi da soli dopo aver raggiunto la Champions dopo sette anni e aver vinto lo scudetto. La squadra è comunque dentro i parametri stagionali”. Anche la bandiera del Milan sembra un attimo in confusione: se da un lato ricorda come i rossoneri non siano "il Milan Anni 90 che prendeva giocatori già fatti", dall’altra perde quasi la pazienza a chi gli chiede se Pioli sia ancora il timoniere giusto. "È una domanda che speravo di non sentire. Devo rispondere di sì, dopo quello che vi ho detto ed è stato fatto, questa domanda sinceramente...". Se nemmeno il deus ex machina della rinascita rossonera sa che pesci prendere, il momento è di quelli davvero complicati.

Paolo Maldini e Stefano Pioli

Un momento nerissimo

Difficile anche per il più ottimista trovare qualcosa da salvare da questo Milan irriconoscibile. 13 reti da inizio anno, spesso e volentieri incassate già nei primi 10 minuti, una serie di infortuni interminabile che ieri ha coinvolto anche Tomori, falli di frustrazione come quello che è costato la squalifica a Bennacer, uno dei pochi che si salvava sempre, uno sconforto generalizzato. Leao e Giroud, gli unici che la carretta la tirano sempre, sembrano sfiduciati, quasi rassegnati, un segnale che Pioli non può ignorare. "Sono tante le cose che non funzionano: aspetto mentale, tattico. Abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare nelle letture senza palla, dobbiamo gestire meglio queste situazioni". La frustrazione tra i tifosi è tanta, abbastanza da giustificare chi, dopo cinque partite senza vittorie, azzarda un timido "Pioli out", tanto per vedere l’effetto che fa. Altri, invece, vorrebbero rivoluzionare tutto o intervenire pesantemente sul mercato, entrambe ipotesi piuttosto irrealistiche, visto che il Milan di Cardinale rimane fedele alla strategia finanziaria che sta riportando a galla il bilancio rossonero.

Le speranze di molti sono riposte però nei pochi interventi possibili, primo tra tutti l’arrivo sulla sponda milanista del Naviglio di quel Nicolò Zaniolo ormai separato in casa alla corte dello Special One. Se l’azzurro potrebbe essere ideale sulla destra, al posto degli incostanti Messias e Saelemakers, non sembra affatto la panacea di tutti i mali. All’interno di una macchina in palese crisi d’identità, rischierebbe di perdersi nello sconforto generale, senza essere in grado di dare quell’iniezione di fiducia che potrebbe far tornare il Diavolo più simile a quello dell’anno scorso. Per non parlare poi del fatto che Zaniolo non ha un ruolo ben definito e, paradossalmente, potrebbe rendere ancora più confusionario il centrocampo del Milan. Se nemmeno il mercato può dare la scossa necessaria, cosa potrebbe scuotere il Diavolo? Una domanda delle mille pistole che, per ora, lascia l’ambiente milanista perplesso.

Zaniolo esulta

Zaniolo, miraggio o sicurezza?

A parte i dubbi sul possibile impiego del romanista, le voci sul gradimento del passaggio a Casa Milan si inseguono, come quelle che parlano di un’offerta del Tottenham di Conte e delle resistenze dei Friedkin sulla formula dell’accordo. Ricky Massara tiene le carte strette al petto: "Zaniolo? Non abbiamo esigenze particolari. L’organico è forte, stiamo recuperando giocatori, ma il mercato è aperto. Vedremo se alla fine ci saranno opportunità, anche se sarà difficile". Tra gli osservatori c’è già chi dice che, invece di un ruolo da mezzala o da trequartista, come visto con la maglia dell’Italia o con la Roma, Pioli potrebbe usarlo come laterale destro nel terzetto dietro a Giroud.

La cosa, idealmente, potrebbe funzionare: raddoppiare Zaniolo e Leao sarebbe problematico, il che potrebbe portare quei gol dalle fasce che mancano come il pane al Milan. Il talento azzurro, però, non ha un carattere semplice ed entrerebbe in uno spogliatoio dove gli equilibri e le sicurezze di una volta sembrano smarrite. Dopo il flop di De Ketelaere, davvero la soluzione sta in un altro talento da recuperare, sperando che in futuro possa diventare un campione assoluto? Maldini sembra sicuro che il romanista sia quello che serve per dare la scossa al depresso ambiente milanista e si fida dei poteri taumaturgici di Pioli, capace di far sbocciare sia Tonali che Leao.

Zlatan Ibrahimovich

Ibra salvatore della patria?

La sensazione, però, è che manchi qualcosa, che l’equazione del Diavolo sia sbilanciata, incompleta. Il Milan dello scudetto era tutto sicurezze incrollabili, sfacciataggine, determinazione a prova di bomba. Ricorda qualcosa – o qualcuno? Già, un certo campione stagionato la cui assenza è stata forse più pesante di quanto ci si immagini, Zlatan Ibrahimovic. Zaniolo, dopo la sconfitta dell’anno scorso, fece sapere che Ibra è il suo modello: "Ho coronato un sogno, giocare col mio idolo. Mi sono vergognato ad avvicinarmi, giocarci contro è stato bello. Alla fine sono contento che lo scudetto l’abbia vinto Ibra, il mio idolo, il Milan lo meritava". Possibile quindi che il rientro dello svedese, che ha ripreso ad allenarsi con la squadra, possa fare il miracolo e compattare il gruppo proprio nel momento più complicato della gestione Pioli? Sicurezze nel calcio non ce ne sono ma, forse, solo Wonder Ibra ha il carisma e l’esperienza per rimettere in riga una rosa allo sbando.

Nonostante la partenza di Bakayoko, lo spazio per accomodare le richieste di Zaniolo non è molto e la Roma stessa preferirebbe vederlo a North London. Maldini sembra determinato a chiudere in fretta, così da tornare almeno competitivi prima del momento chiave della stagione, l’incrocio di Champions con gli Spurs di Conte. Zaniolo sarà quindi la soluzione alla crisi o solo l’ennesimo miraggio? Al momento non sembra che il Milan lavori su altri obiettivi ma non sarebbe la prima volta che M&M tirano fuori dal cilindro nomi che nessuno si aspettava. Una cosa è certa: senza la spavalderia e la carica di Ibrahimovic, il Diavolo non potrà che continuare a sbandare paurosamente.

Fa una certa tristezza il fatto che, nonostante il tanto lavoro fatto, serva ancora la zampata del campione ma difficile immaginarsi altre vie d’uscita. Come successe dopo il tracollo con l’Atalanta, serve che a guidare la carica ci sia il vero centro emotivo di questa rosa, l’eterno Zlatan. Vedremo se il miracolo gli riuscirà ancora una volta. Il tempo per salvare la stagione del Milan è quasi esaurito.

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