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"Come together", l’Inghilterra vuol riprendersi l’America

Solo i Fab Four sono riusciti a conquistare gli States. La loro canzone inno della spedizione

"Come together", l’Inghilterra vuol riprendersi l’America
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Se Cristoforo Colombo ha scoperto l'America, i Beatles l'hanno conquistata. Così dicono e cantano quelli della federcalcio inglese che hanno concluso un contratto con la Apple Corps, fondata nel 1968 e che è ancora sotto il controllo azionario di Paul McCartney, Ringo Starr, e degli eredi di John Lennon e George Harrison. È stato girato un film tra le strade di New York e negli stadi ed è stata utilizzata, come introduzione, la risposta di John Lennon, durante la conferenza stampa, ad un cronista che aveva domandato se il loro successo fosse dovuto al fatto di essere inglesi: «Noi ci sentiamo molto inglesi, chiarì sir John.

È stata scelta Come together, come canzone di accompagnamento al mondiale della nazionale dei tre leoni, guidata da un tedesco di tempra, Thomas Tuchel ha dettato il comandamento: «La missione è chiara, seconda stella sulla maglia», dopo sessant'anni l'Inghilterra cerca e sogna un altro titolo mondiale, i maestri e depositari del soccer, inseguono un trofeo che ritengono debba essere loro attribuito per onore storico, Tuchel è il terzo straniero, dopo Eriksson e Capello, a guidare la nazionale, la sua storia è umile e forte assieme, lasciò il calcio giocato a 22 anni, per il classico ginocchio ammaccato, dopo essere stato il capitano della nazionale tedesca Under 18. Non si dedicò subito al football, fece il lavapiatti al Radio Bar, un night club di Stoccarda, poi venne assunto in un panificio pasticceria di Ulm dove si occupò della pasta sfoglia e, come nelle favole di football, quando arrivò la chiamata del Paris St Germain si scrisse «Dalla pasticceria è uscito un milionario».

Le sue origini familiari sono tipiche della media borghesia, le stesse radici di Klopp e di Rangnick, figlio di Rudolph, ingegnere idraulico e di Gabriele, insegnante di recupero, Thomas Tuchel viene da un borgo di Svevia, tra il Baden Württemberg e la Baviera, a scuola era definito nelle pagelle di condotta «di giocosa spavalderia», i compagni di classe lo battezzarono Don Alfredo El Tuchel, insomma un tipo che se la tirava eccome, già destinato, un giorno a comandare la combriccola. Iscritto all'Università, facoltà di economia, fu chiamato da Rangnick allo Stoccarda, l'allenatore capì di avere a che fare con un ragazzo energico e tosto, fu messo all'Under 14 e poi l'Under 19 per poi andare all'Ausburg.

Qui finì sotto l'ala di Julian Nagelsmann dopo un grave infortunio al ginocchio chiuse la carriera agonistica. Il lavapiatti del Radio Bar ha voglia di portarsi via la coppa più preziosa, dopo trecento anni, da re Giorgio I, un altro tedesco sul trono d'Inghilterra. Come together.

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