Alla fine, nel Paese della pastasciutta, la minestra riscaldata non passa mai di moda. Seda le liti familiari, è facile da preparare, riporta coi piedi per terra chi finge di apprezzare gli stellati solo perché fa chic. La realtà è che cucinare davvero è faticoso, l’ignoto spaventa, avventurarsi è bello solo se non si ha nulla da perdere. Riscaldare la minestra rimanda il problema: palla in tribuna e sospiro di sollievo fino al prossimo pericolo.
Roberto Mancini è stato un buon ct, l’unico a vincere qualcosa (l’Europeo pandemico) dal 2006. Ma oggi è anche una minestra riscaldata, per di più riscaldata nel torrido deserto arabo, dove nel 2023 decise di sgattaiolare a guadagnare 25 milioni l’anno. Quel tradimento, l’ultimo cucchiaio della minestra originale, nauseò per i modi e l’opacità, nonché per il fatto che dopo lo spareggio perso con la Macedonia non fece neppure il gesto di dimettersi.
Riaffidarsi a Mancini oggi certifica tre cose. La prima è che la morale è solo l’arma con cui facciamo a pezzi chi non ci va a genio: se uno sponsor russo è un ostacolo etico insormontabile, le dimissioni dall’Azzurro sulla spinta dei petrodollari di Bin Salman non lo sono. Si dice che «Mancini si è pentito e ha chiesto scusa»: tutto è perdonato con un Pater e due Ave Maria. La realtà è che Pirlo non piaceva per altri motivi, i legami con Mosca erano solo scuse.
La seconda è che Tomasi di Lampedusa è il nostro Gigi Riva: «cambiare tutto per non cambiare nulla» andrebbe ricamato sul colletto della maglia azzurra. Non smuovere gli equilibri politici, affidarsi a un direttore tecnico di 74 anni dopo aver sproloquiato di Lamine Yamal e del coraggio degli altri che credono nei giovani, quando noi in fondo non crediamo neanche nella mezza età.
Infine, la certificazione del carattere nazionale: a noi le rivoluzioni piace vederle al cinema, da vicino fanno senso (e paura). Le riforme si annunciano, non si fanno. Del tiki-taka si discetta, ma poi catenaccio, segni di croce e palla al centravanti. Programmare stanca, la Restaurazione anestetizza, la minestra riscaldata fa bene. Punto. E pazienza se il gusto è triste come un pranzo in ospedale.
