Il Milan sale sull’ottovolante e conquista un altro derby, questa volta spettacolare nella forma calcistica, largo nel risultato, netto nel dominio. Accorcia a meno 4 il distacco e comincia a inseguire qualche sogno di gloria. Hanno gli occhi di tigre i rossoneri e il famoso Amorim ball (definizione di Cardinale) conquista San Siro e castiga l’Inter alla prima sconfitta. È la notte dei lucciconi di Kakà, delle magie di Moreira e di Maignan, mentre l’Inter sembra proseguire la traccia preoccupante vista a Venezia e in qualche altra esibizione precedente. Così Cardinale può anche annunciare l’arrivo ormai vicinissimo del dt tedesco Krosche. Forse è l’alba di una nuova stagione.
Il derby di Milano mantiene subito le promesse: catino pieno dei 78 mila, coreografie top, Chivu prepara uno scherzetto che può diventare una trappola (niente seconda punta, dentro un tre-quartista), Amorim risponde col suo calcio modificato in 4-4-1-1. E nel solco della recente tradizione interista, sugli affondi dello scatenato Moreira la difesa neroazzurra imbarca acqua durante i primi dieci minuti della serata. Prima Pulisic di testa coglie l’angolo lontano, poi Rabiot da angolo (sembra quasi uno schema) con l’esterno sinistro dipinge una traiettoria da biliardo che chiude la corsa centrando il palo prima di finire in fondo alla rete.
L’Inter resta prima stordita ma poi si rimette ai remi per inseguire la rimonta organizzata da Calhanoglu (una specialità fino a ieri sera). Sui calci piazzati, e nei duelli di testa, il Milan soffre le pene dell’inferno. E infatti subisce a metà frazione il 2 a 1 di Bastoni (dopo spizzata di Akanji) e trema un paio di volte salvato dalle prodezze di Maignan capace di respingere con la mano santa gli artigli di Calhanoglu dal limite e la stoccata di Spence da distanza ravvicinata. Frazione divisa a metà aperta e chiusa dal Milan che trova il tris col suo protagonista principale, il belga Moreira su punizione dal limite (gol numero 500 nella storia del derby): traiettoria velenosa e chirurgica che cade come foglia sotto l’incrocio. Non è un derby, è uno spettacolo e uno spot per il calcio italiano. Nella ripresa spuntano altre qualità del Milan: per esempio la gestione della palla da parte di un Modric spaziale per tecnica e mobilità al pari del chilometraggio di Pulisic che si trova ovunque. L’Inter gioca le sue carte con cambi a centrocampo (Calha e Diouf a disagio): una possibile svolta si ritrova quando un rinvio col petto di Gila tradisce Guida che assegna il rigore immaginando tocco di mano, rigore cancellato però dopo opportuna revisione al video. La pressione interista, con l’arrivo di Pio Esposito e Bonny, diventa una sorta di assedio asfissiante dinanzi al quale il Milan prova a resistere blindando il suo 4-4-2. La rimonta, riuscita sette-otto volte all’Inter, questa volta non riesce. E stasera la Lazio può addirittura restare da sola in cima.
