Il calvario di Aldo Moro

Ecco le lettere di Aldo Moro. Dal sequestro alla prgionia: il racconto del suo dolore

Il calvario di Aldo Moro

Nel 1978, attraverso il quotidiano “Il Giorno” fui incaricata da Cossiga, allora Ministro degli Interni, di analizzare lo scritto giunto dalle Brigate Rosse e di confrontarlo con la scrittura precedente il sequestro, per stabilirne l’identità di mano. Così fu fatto e venne dimostrato che la mano era proprio quella di Aldo Moro che scriveva dalla prigionia. Il 24 ottobre 1990, durante la ristrutturazione del già visitato (nel 1978) covo delle brigate rosse in via Monte Nevoso, 8 a Milano, viene scoperta, dietro un pannello in cartongesso, la raccolta delle 400 lettere manoscritte di Aldo Moro in fotocopia. Ci venne consegnato l’intero dossier (totale di 421 pagine manoscritte) con il compito di analizzarlo e descrivere l’evolversi dello stato psicofisico del leader democristiano durante la prigionia. Nel n° 7 del 15 febbraio del 1991 viene pubblicato il nostro articolo sull’Europeo a titolo “Il grafologo svela i segreti di Aldo Moro”. Ora, dopo quarant’anni dalla morte dello statista barese, senza volersi addentrare nel “caso Moro politico” il nostro intento è quello di mettere in luce il Calvario umano che questo uomo ha vissuto, dove fede, famiglia e senso civico gli hanno permesso di affrontare una situazione a dir poco assurda. Per fare ciò abbiamo voluto estrapolare una serie di piccole frasi, tratte dalle 400 lettere, indicatrici non tanto del fatto politico quanto di quello umano. Partiamo dalla scrittura precedente il sequestro:

Il gesto scorrevole e fondamentalmente curvo, lo spazio abbondante tra le lettere, i legamenti originali, la fluidità di movimento, i tagli allungati delle ‘t’, le angolosità serrate, soprattutto nelle lettere ‘a’ ed una certa accuratezza del gesto sono tutti elementi proiettivi che mettono in evidenza una struttura temperamentale aperta e ben armonizzata nel suo insieme. Egli aveva la capacità di coordinare e collegare concetti e idee colorandoli con tinte personali. Dotato di lungimiranza e di consequenzialità, egli sapeva esporre con chiarezza il proprio pensiero, anche perché ciò era frutto di lunghe elaborazioni interiori. La timidezza costituzionale lo sollecitava a raggiungere la perfezione, per cui non tollerava né superficialità né, tanto meno, pressappochismo. Ogni pensiero o azione era frutto di pensamenti e ripensamenti, quasi ossessivi. La personalità era abbastanza conflittuale, poiché se da un lato egli poteva essere prodigo, dall’altro si ancorava a taluni valori e idee che diventavano fonte di sicurezza. Portato alla vita di relazione e, professionalmente, alla didattica a causa delle notevoli abilità espositive, egli non disdegnava però il calore rassicurante dell’intimità familiare. La sua sensibilità, quasi ‘femminea’, lo rendeva dipendente da tali affetti. Egli sapeva con maestria persuadere l’interlocutore per il modo chiaro ed efficace della dialettica e per la pazienza, quasi martellante, con la quale ritornava sulle proprie argomentazioni. La raffinatezza, il garbo e il tatto, sorretti anche da una buona carica energetica, non interferivano però sulla determinazione del pensiero. Difficilmente veniva meno al suo Credo, poiché esso era frutto di un’introspezione attenta e di ricerca approfondita. Come uomo politico poteva essere un ‘tessitore’, colui che tende i fili, li accomoda e li gestisce con parsimonia e fedeltà. Un leader democratico e tenace, ma mai testardo. Non certamente un uomo disposto a retrocedere e, nonostante il temperamento socievole ed aperto alle innovazioni, egli era legato alle tradizioni. Aldo Moro era misurato in tutto, anche nel coinvolgimento, poiché se la sensibilità, da un lato, lo sollecitava alla prodigalità quasi ingenua, dall’altro rendeva però l’Io suscettibile e pronto a bruschi rientri o a chiusure. Il forte autocontrollo, che esercitava costantemente su sé stesso, creava, a lungo andare, delle tensioni e dei moti di aggressività che contrastavano con l’immagine esteriore di mitezza. Il giorno 29 marzo 1978 l’allora Ministro degli Interni Cossiga riceve uno scritto attribuito ad Aldo Moro. Tramite il quotidiano IL GIORNO, viene chiesto ad Evi Crotti di confrontare questa lettera con gli scritti autografi di Moro prima del sequestro:



Il risultato del confronto peritale ha confermato trattarsi effettivamente della scrittura dello statista sequestrato:



Dalla lettera del 27.3.1978, giorno 12° di prigionia, indirizzata alla moglie:



Dalla lettera del 7.4.1978, giorno 23° di prigionia, indirizzata a Zaccagnini:



Dalla lettera del 7.4.1978, giorno 23° di prigionia, indirizzata alla moglie:



Dalla lettera del 12.4.1978, giorno 28° di prigionia, indirizzata alla figlia e al genero:



Dalla lettera del 13.4.1978, giorno 29° di prigionia, indirizzata alla moglie:



Dalla lettera del 15.4.1978, giorno 31° di prigionia dopo la condanna a morte, indirizzata a Guerzoni:



Dalla lettera del 17.4.1978, giorno 33° di prigionia, indirizzata alla moglie:





Dalla lettera del 26.4.1978, giorno 42° di prigionia, indirizzata a politici:



Dalla lettera del 2.5.1978, giorno 48° di prigionia, indirizzata alla moglie:



Dalla lettera del 2.5.1978, giorno 48° di prigionia, indirizzata a Zaccagnini:



Dalla lettera non datata, indirizzata a Zaccagnini:



Dalla lettera non datata, indirizzata alla moglie Noretta:



Da ultimo riportiamo la lettera non datata che Aldo Moro indirizza al nipotino Luca e che noi vogliamo dedicare a tutti i nonni del mondo:

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