Camusso e il complimento a sua insaputa: "Renzi ha la mente come la Thatcher"

Sinistra in fibrillazione per difendere l'articolo 18. La Camusso accusa Renzi di avere in mente il modello della Thatcher. Ce lo auguriamo proprio. E non soltanto per la riforma del lavoro. Perché senza una riforma liberale l'Italia non potrà rialzare la testa

Camusso e il complimento a sua insaputa: "Renzi ha la mente come la Thatcher"

"Mi sembra che il presidente del consiglio abbia un po' troppo in mente il modello della Thatcher". Manco se ne accorge Susanna Camusso di fargli un complimento. Paragonare Matteo Renzi a Margaret Thatcher non è certo un insulto. Almeno non per il premier italiano, semmai un affronto alla memoria della Lady di Ferro che, oltre a guidare il partito conservatore dal 1975 al 1990, fece rialzare la testa agli inglesi riformando l'intero comparto economico e liberalizzando il mercato del lavoro. Soltanto grazie alle politiche avviate sin dal primo mandato, la Baronessa di Kesteven rovesciò il declino economico che da decenni metteva in ginocchio il Regno Unito per restituire al Paese un importante ruolo nel panorama internazionale.

Se a Renzi dovesse mai riuscire di fare la metà delle riforme della Thatcher, potrebbe considerarsi a ragion veduta un ottimo politico. Oserei dire uno statista. Un'ottima occasione per dimostrare che coi bizantinismi della Cgil e i niet della sinistra radicale non ha più nulla a che fare potrebbe essere la riforma del lavoro e, in particolar modo, la modifica o (ancor meglio) la cancellazione dell'articolo 18. Già mettendolo in discussione il presidente del Consiglio ha rotto un tabù. Non solo. Alla prova dei fatti, ieri è passata la delega del ministro Giuliano Poletti nonostante contenga l'emendamento del governo che introduce il contratto di lavoro a tutele crescenti, cioè un regime che non prevede il reintegro dei lavoratori licenziati per i quali una sentenza non riconosca la giusta causa. In attesa che il testo approdi in Aula, la Camusso è già salita in cattedra per annunciare ogni forma di mobilitazione possibile pur di far cambiare idea a Renzi. "Non stiamo difendendo noi stessi - ha tuonato durante l’inaugurazione della nuova sede del sindacato a Milano - chi vorrebbe cancellare l’articolo 18 sta cancellando la libertà dei lavoratori".

La Cgil non è l'unica a fare la fronda a Renzi. Sebbene gli otto membri del Pd in commissione Lavoro abbiano votato tutti a favore del ddl delega, non è bastato perchè si placassero i malumori in casa Pd. Tanto che il presidente dell’assemblea nazionale Matteo Orfini ha subito chiesto "importanti correzioni" al testo. A inveire maggiormente, però, è Pier Luigi Bersani. Rinfacciano tutti al premier di continuità col governo Berlusconi, di far passare riforme di destra. La Camusso ha addirittura ravvisato analogie col modello della Thatcher. Analogie che risiederebbero "nell’idea delle politiche liberiste estreme, nell’idea che è la riduzione dei diritti dei lavoratori lo strumento che permette di competere". Secondo il segretario della Cgil è "il rovesciamento dei fattori che ricorda la stagione del liberismo le cui conseguenze l’Europa paga tutt’ora continuando a essere prigioniera di una linea di austerità che non ha risolto la crisi in nessun Paese".

Renzi non deve affatto prendersela. Quello della Camusso è un complimento. Una tirata d'orecchie di cui andare fiero. Anzi, la speranza è che il premier vada davvero fino in fondo e che il Jobs Act. Perché il lascito della Lady di Ferro è molto più ampio: dopo aver abbattuto l'articolo 18, si passi velocemente a riforme ancora più radicali per liberalizzare, una volta per tutte, lo Stato. Contestualmente si dia anche un'occhiata al pugno di ferro usato in politica estera.

La liberazione dei nostri marò non sono certo le Falkland, ma sicuramente un primo passo da fare per tornare ad avere un peso internazionale. E, per finire, se Renzi vuole proprio essere all'altezza del paragone, si metta a difendere l'Italia, si metta a difendere i nostri confini.

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