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Politica internazionale

Nuovo round sul Libano a Roma, Tajani sente i capi delle delegazioni: “Cogliere questa opportunità”

Al centro dei colloqui il ritiro israeliano, il disarmo di Hezbollah e il possibile ruolo dell’Italia nel controllo degli accordi

Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani alla 47esima edizione del Festival ''La Versiliana'' Incontri al Caffe', Marina di Pietrasanta, Lucca, 02 agosto 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Roma torna al centro degli sforzi diplomatici per la pace in Medio Oriente. La Capitale ospiterà fino a mercoledì una nuova sessione di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Israele e Libano, con l’obiettivo di compiere ulteriori passi verso la soluzione del conflitto nel Paese dei Cedri.

Alla vigilia dell’incontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto colloqui telefonici con i capi delle delegazioni israeliana e libanese, Yechiel Leiter e Simon Karam. Il titolare della Farnesina ha espresso apprezzamento per i primi risultati ottenuti nelle cosiddette “zone pilota” dopo i negoziati di luglio e ha invitato le parti a “proseguire con spirito costruttivo”, individuando soluzioni condivise che permettano di dare piena attuazione all’accordo quadro.

Tajani ha inoltre accolto con favore il ridispiegamento delle Forze armate libanesi nelle aree di Froun-Srifa e Zawtar Occidentale, definendolo “un segnale concreto dei passi avanti compiuti”.

Il ministro ha ribadito “l’importanza di consolidare il cessate il fuoco tra le parti e di proseguire il percorso negoziale”, confermando il sostegno italiano allo Stato libanese e l’impegno di Roma a lavorare, in stretto coordinamento con i partner europei e internazionali, “per evitare vuoti di sicurezza dopo la conclusione della missione Unifil e rafforzare le capacità dello Stato libanese”.

Secondo Tajani, il successo del negoziato rappresenta un obiettivo “nell’interesse non soltanto di Libano e Israele, ma della pace e della stabilità dell’intera regione”. Da qui l’invito rivolto alle parti a “cogliere questa opportunità” e a proseguire il dialogo “con spirito di responsabilità e di compromesso”. Nei giorni scorsi il ministro aveva definito Roma una “Città della Pace”, annunciando la nuova tornata di incontri.

Il nuovo round negoziale a Roma

Quello ospitato dall’Italia sarà il secondo round negoziale dopo la sessione del 14 e 15 luglio e il settimo incontro dall’avvio, ad aprile, dei contatti tra le parti facilitati dagli Stati Uniti. Le delegazioni si riuniranno ancora una volta nella blindatissima ambasciata americana di via Veneto.

A guidare la rappresentanza israeliana sarà l’ambasciatore a Washington Yechiel Leiter, mentre quella libanese sarà rappresentata dall’ambasciatrice negli Stati Uniti Nada Moawad. Dalle rispettive capitali sono arrivati a Roma anche i capi negoziatori: il vice consigliere per la Sicurezza nazionale israeliano Joseph Draznin e l’ambasciatore Simon Karam per il Libano.

Il principale nodo sul tavolo riguarda l’estensione delle “zone pilota” dalle quali le forze israeliane dovrebbero ritirarsi nel sud del Libano. Il ridispiegamento è strettamente legato alle garanzie richieste sul disarmo di Hezbollah e sull’effettiva capacità dell’esercito regolare di Beirut di assumere il controllo del territorio.

I colloqui saranno quindi concentrati sui meccanismi necessari a verificare la smilitarizzazione delle aree interessate e ad ampliare progressivamente il territorio controllato dalle Forze armate libanesi, con il contestuale arretramento dell’esercito israeliano. Per garantire il funzionamento del meccanismo viene considerata necessaria la presenza di una parte terza, indipendente e affidabile.

Secondo quanto riferito dai media libanesi, proprio l’Italia potrebbe assumere un ruolo nella verifica degli accordi. Sullo sfondo resta inoltre la richiesta di Beirut di prorogare la missione Unifil o, in alternativa, di predisporre strumenti che impediscano la formazione di vuoti di sicurezza dopo la sua conclusione.

L’accordo sul disarmo di Hezbollah

L’obiettivo del nuovo round è definire le modalità di attuazione dell’accordo raggiunto il 26 giugno, che delinea un percorso in 14 punti per normalizzare le relazioni tra Libano e Israele. L’intesa affida alle Forze armate libanesi il compito di disarmare Hezbollah, prevedendo parallelamente il ripiegamento delle truppe israeliane fuori dal territorio libanese.

Un primo passo è stato compiuto il 20 luglio, con l’avvio del ridispiegamento dell’esercito di Beirut nelle prime due zone pilota del sud del Paese: Froun-Srifa e Zawtar Occidentale. Un risultato che, secondo il Dipartimento di Stato americano, è stato reso possibile proprio dai precedenti negoziati ospitati a Roma.

Lo sguardo dei mediatori su Gaza

La nuova sessione si apre mentre l’intero Medio Oriente resta attraversato da forti tensioni. Lo sguardo dei mediatori sarà inevitabilmente rivolto anche alla Striscia di Gaza, dove i raid israeliani proseguono e hanno provocato almeno 14 vittime nelle ultime 24 ore.

L’alto rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov, ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu chiedendogli di fermare gli attacchi. I ministri Bezalel Smotrich e Orit Struk, esponenti del partito Sionismo Religioso, hanno invece scritto al capo del governo per chiedere di revocare l’autorizzazione all’ingresso nella Striscia dei primi contingenti della Forza internazionale di stabilizzazione prevista dal piano Trump.

Una fonte governativa israeliana ha tuttavia precisato che l’Idf “non si ritirerà dall’attuale linea di confine dentro la Striscia e continuerà a contrastare qualsiasi minaccia posta verso i nostri cittadini e soldati”.

Mercoledì i vertici militari israeliani terranno una valutazione speciale sulla roadmap del piano Trump. La riunione sarà incentrata sulle “linee rosse” da sottoporre al governo: la garanzia della libertà di azione dell’Idf contro eventuali minacce, la consegna delle armi palestinesi raccolte a un organismo non palestinese e il rifiuto di ulteriori ritiri finché Hamas non sarà completamente disarmato.

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