L’Italia da anni è capofila in Europa per la gestione dei migranti: dall’arrivo di Giorgia Meloni e del governo di centrodestra è cambiato l’imprinting imposto dai socialisti e progressisti, che per anni hanno professato l’accoglienza indiscriminata con i risultati che sono evidenti tutt’oggi. La crisi migratoria di Ceuta è anche in parte una conseguenza di questa ideologia marciante, che oggi l’Europa compatta vuole archiviare una volta per tutte.
Alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri degli Interni dell’Ue si è tenuto il Coreper, riunione dei rappresentanti permanenti dei 27 dell’Unione europea, durante il quale si è fatto il punto su quanto accaduto a Ceuta. Fonti del governo spiegano che nel corso del confronto, l’Italia ha ribadito i principali contenuti della lettera sottoscritta lo scorso venerdì da 22 Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, riaffermando la necessità di un approccio europeo al contrasto dei flussi migratori irregolari. L’Italia ha anche evidenziato che la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria devono costituire i pilastri dell’azione dell’Unione, anche in considerazione del fatto che dall’integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen. Proprio per questo motivo è stata richiamata la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare, eliminando i fattori di attrazione e potenziando la capacità di deterrenza dell’Unione e, soprattutto, la necessità di dare tempestiva attuazione alla Dichiarazione di Chisinau, al fine di adeguare il quadro giuridico internazionale.
Nelle ore precedenti, il titolare del ministero dell’Interno di Vienna, Gerhard Karner, ha ricordato in una nota che le possibilità legali per istituire centri di accoglienza per migranti extracomunitari “sono state previste nel Patto sull’asilo”, affermando che è giunto il momento di attuare tali piani. Ora, ha concluso, “le parole devono lasciare il posto ai fatti e le procedure di asilo al di fuori dell’Ue devono essere implementate concretamente. L’obiettivo è di evitare immagini come quelle che hanno fatto il giro del mondo da Ceuta negli ultimi giorni e prevenire morti in mare”.
L’Italia sta spingendo da tempo per questa soluzione, che benché venga ostacolata in Patria da magistratura e opposizioni, in Europa ha ottenuto grande successo e attenzioni. Il progetto è stato studiato da moltissimi Paesi dell’Unione e la stessa Albania, con il quale l’Italia ha siglato un patto bilaterale, ha dichiarato di aver avuto richieste da numerosi Paesi ma di non voler fare altri accordi di questo tipo, concentrandosi solo su quello con l’Italia.
La dichiarazione del ministro austriaco, nel contesto attuale in cui si trova l’Europa, che ha capito di essere straordinariamente vulnerabile nel suo confine spagnolo, è ben più che ragionevole e richiama tutti i Paesi a ragionare concretamente sull’avvio di questo programma. Tuttavia va fatta una precisazione, perché la Spagna ha dichiarato che non userà i return hubs europei esterni ai confini. Questo nonostante abbia creato due centri per i respingimenti in Mauretania, sotto il controllo delle autorità dello Stato africano. Domani nel corso della riunione in videoconferenza saranno presentate cinque aree di discussione richiamate anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una lettera inviata oggi al premier spagnolo Pedro Sanchez: prevenzione della migrazione irregolare attraverso una cooperazione più ampia con i partner, rafforzamento delle frontiere esterne, implementazione di sistemi di allerta precoce, smantellamento delle reti di trafficanti, potenziamento dei rimpatri.
