Il Leoncavallo si aggroviglia sempre di più nella ricerca disperata di uno spazio, dopo lo sgombero dle 21 agosto, mentre è in corso il trasloco dell'"Archivio Fausto e Iaio" vincolato da 150 milioni di documenti, 200 rotoli e un centinaio di striscioni, nella sede offerta dalla Cgil in via Breda a Sesto San Giovanni.
Come noto l'associazione delle Mamme antifasciste del Leoncavallo aveva partecipato alla manifestazione di interesse lanciata dal Comune per la ristrutturazione e la gestione con un progetto socioculturale del fabbricato di proprietà demaniale in via San Dionigi. Un bando sostanzialmente cucito su misura per il centro sociale. Ecco però che gli (ex) autonomi sono rimasti "fuori" per il contenzioso sulla tassa dei rifiuti con l'amministrazione. Così nonostante il sindaco, incontrando una delegazione di leoncavallini prima di Natale, abbia apertamente manifestato loro il proprio sostegno, non permette loro di partecipare perchè la battaglia legale è ancora aperta. Queste sono le regole del gioco.
Gli altri tre soggetti che hanno presentato domanda sono Legno pallets servizi che si occupa apputo di pallets, il Pontile di Mora società di eventi e la Ginestra, associazione di divulgazione culturale. Requisito del bando: la destinazione sociocultuale dei progetti per la gestione dell'intera area che prevede anche la ristrutturazione e soprattutto la bonifica dell'amianto. Ma non è possibile ora valutare la bontà e la congruità dei progetti: è stata nominata la commissione tecnica che dovrà analizzare nel merito i progetti, che apriranno l'iter al concorso vero e proprio per l'assegnazione dello spazio a Porto di Mare. "Si sono autoesclusi - commentano Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega, e Silvia Sardone, vicesegretaria federale -. Rimane però un fatto gravissimo e preoccupante: come ha potuto il Comune permettere la partecipazione a un bando pubblico di soggetti che per anni hanno occupato abusivamente?". "Una bella notizia che fa bene al quartiere. Si chiude così una vicenda tragicomica" dichiara Francesco Rocca, consigliere comunale (FdI).
Ma tant'è: non si capisce chi voglia compiacere chi. Se le Mamme abbiano partecipato per dare un segnale di apertura e di buona volontà al Comune, o il Comune, con il sindaco in prima linea, che ha detto di aver apprezzato la loro presentazione della domanda, sebbene non possa essere messa in pratica. Marina Boer, presidente dell'Associazione continua a sostenere che "la proposta di Palazzo Marino sia insostenibile economicamente perchè servono oltre tre milioni per poter rendere agibile lo stabile: se avessimo avuto quei soldi, ci saremmo comprati uno spazio, ma non è tollerabile dal punto di vista politico che i bandi dedicati alla cultura siano così onerosi". Stesso discorso rispetto alla bonifica: "I soldi per la bonifica non li abbiamo, ma non è pensabile chiedere all'operatore di farsene carico a livello economico".
Peccato che lo stiano facendo effettivamente: l'Associazione, tramite degli intermediari, stia trattando con i Cabassi per rientrare nell'ex cartiera di via Watteau, comprandola o prendendola in affitto, grazie a dei misteriosi imprenditori che sarebbero affiancando l'operazione. Guai a dirlo, visto che gli altri compagni ormai li hanno messi dalla aparte del padrone, del nemico in sostanza.