Caro Conte, non si buttano via i Doni

Nel calcio ce la tiriamo tutti da supertecnici e facciamo spesso la figura dei saputelli, naturalmente col senno di poi. Ma per quanto la disciplina pallonara non sia una scienza esatta, va praticata tenendo in considerazione alcuni punti fermi. È noto ad esempio che in ogni squadra, specialmente se di provincia e quindi con una rosa esigua in cui i fuoriclasse sono rarità, occorre basare la formazione su almeno tre uomini di rendimento e intorno a questi tentare qualche esperimento innovativo. L’importante insomma è disporre di tre giocatori forti: uno in difesa, uno a centrocampo e uno in attacco. Al resto si provvede con quel che passa il convento.
L’Atalanta si è quasi sempre regolata in questo modo e, ridendo poco e scherzando per nulla, ha così disputato una cinquantina di campionati in serie A. Un record, anzi un miracolo. Nel torneo in corso, chissà perché, all’improvviso ha rinunciato alla vecchia formula vincente e si è data alla pazza gioia, che si è subito trasformata in amarezza. Dopo aver fatto faville per tre stagioni di seguito, ha sostituito l’allenatore Del Neri con Gregucci. Ed è stato un disastro. Un pugno di partite, zero punti. E un gioco bruttissimo nonostante l’organico fosse e sia all’incirca quello dell’anno precedente (unica cessione rilevante, Floccari).
Sicché, Gregucci è stato licenziato. Arriva Conte, un astro nascente corteggiato addirittura dalla Juventus. I tifosi esultano, ma a parte due belle vittorie con Udinese e Parma, buio pesto; e umore cupo nell’ambiente. Il popolo orobico si domanda: perché la «nouvelle vague» della panchina continua a ignorare il più grande calciatore atalantino di ogni tempo, cioè Cristiano Doni, 99 gol con la maglia nerazzurra? Come si fa a snobbare il simbolo, il diamante, l’atleta più amato dal pubblico, il trascinatore, il campione?
L’esclusione di Doni (o il suo impiego saltuario nel ruolo di tappabuchi) è vissuta sulle tribune quale un insulto alla logica e alla città che prima mugugna e poi protesta. Scoppia un caso. Gli ultrà incontrano Conte e discutono con lui rimproverandogli questo e quello. Facciamola breve: viene nominato un nuovo allenatore, il terzo in un pugnetto di mesi; è Bortolo Mutti, onesto pedatore e onestissimo trainer.
Si tratta di affrontare la Lazio al Brumana, e Bortolo che fa? Richiama in servizio il riservista Doni che segna due gol, il numero 100 e il numero 101 della sua carriera nell’Atalanta, di cui è capitano e massimo marcatore della storia centenaria della squadra.
A Cristiano, Bergamo ha già dato la cittadinanza onoraria; io invece assegno il Bamba della settimana a Conte perché non ha capito che buttando via Doni ha buttato via anche due panchine, quella dell’Atalanta e quella (futura) della Juve.
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